Un disastro annunciato, il Vajont

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 8 ottobre 2018

"Fra le lacrime i pochi scampati riescono a dire una sola frase: si poteva evitare. E subito sono emersi dubbi, sono affiorate circostanze allarmanti: chi doveva controllare ha controllato? Chi doveva intervenire è intervenuto? Chi doveva prendere precauzioni le ha prese?".

Sono passati nove giorni quando La Settimana Incom commenta con queste parole quanto avvenuto nel Vajont: una frana staccatasi dal monte Toc alle 22.39 del 9 ottobre del 1963 precipita nella diga sottostante, distruggendola. Le acque spazzeranno via sei paesi causando più di duemila morti.

Quella del Vajont è una storia lunga, che inizia nel 1928, quando il geologo Giorgio Dal Paz indica la valle come sede di una diga. Attraversa gli anni del regime e arriva fino al 1962, l'anno della nazionalizzazione dell'energia elettrica, una tappa fondamentale: la SADE, Società Adriatica di Elettricità, che gestisce la diga dall'inizio, dovrà cedere tutte le attività allo Stato e una struttura come quella del Vajont vale molto di più se già funzionante: ne segue una brusca accellerazione dei lavori.

Come si intuisce facilmente dalle parole del cinegiornale in apertura, quella del Vajont appare da subito come la cronaca di una tragedia annunciata.

Come possiamo vedere dalla galleria pubblicata sopra l'iter che seguirà sarà molto simile a quello cui assisteremo negli anni successivi in tragedie analoghe: l'impegno per la ricostruzione, la raccolta di fondi, nel caso specifico grazie al Corriere della Sera, le proteste dei cittadini di Longarone, che vogliono che il loro paese risorga dove era prima, fino al processo.

Si è scritto molto sul Vajont. Marco Paolini ne ha fatto un bellissimo spettacolo teatrale e il regista Renzo Martinelli un film di cui parla in un'intervista conservata nel fondo Canale.

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