Rassegna cinematografica FUORINORMA: sei serate di proiezioni e incontri con gli autori al Teatro dei Dioscuri al Quirinale

Attualità, di redazione, 7 novembre 2018

info

Teatro dei Dioscuri al Quirinale
Via Piacenza, 1 00184 Roma
Telefono 06.86981921
dioscuri@cinecittaluce.it

orari

Dal 6 all' 11 novembre 2018

INGRESSO GRATUITO

Patria
2014

Regia: Felice Farina; soggetto: ispirato a Patria 1978-2008 di Enrico Deaglio (Il Saggiatore, 2009); sceneggiatura: Beba Slijepcevich, Luca D'Ascanio, Felice Farina; interpreti: Francesco Pannofino (Salvo Brogna), Roberto Citran (Giorgio Bettenello), Carlo Giuseppe Gabardini (Luca Ottolenghi), Andrea Fazzani (giornalista tg3), Arturo Di Tullio (commissario), Orsetta Borghero (segretaria); fotografia (Red 5.3 K, colore e b&n, scope anche per il repertorio): Roberto Cimatti; suono: Maricetta Lombardo; musiche originali: Valerio C. Faggioni; montaggio: Esmeralda Calabria; produttore esecutivo: Eduardo Rumolo; produzione: Felice Farina per Nina Film con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e con il contributo di mibact-Direzione Generale per il Cinema; prima proiezione pubblica: Mostra di Venezia (Giornate degli Autori), 5 settembre 2014; distribuzione: Istituto luce-Cinecittà; prima proiezione in sala: Roma, 6 marzo 2015; durata: 89'

La fabbrica chiude e licenzia, l’ennesima nel torinese. Addio posti di lavoro, addio identità, addio certezze. Salvatore Brogna, operaio, si arrampica sulla torre della fabbrica, per protesta o forse solo per rabbia cieca, minacciando di buttarsi giù. Giorgio, operaio rappresentante sindacale, di carattere e fede politica del tutto opposti, arriva per salvarlo dalla caduta. Il terzo, ipovedente e autistico, custode assunto come categoria protetta, si aggiunge scalando eroicamente la torre per fare loro compagnia. Nell’arco di una notte, abbandonati da tutti, nella disperata attesa che arrivi qualche giornalista, questi tre punti di vista così diversi sul mondo ripercorrono gli ultimi trent’anni della vita del Paese, gli anni che li hanno portati su quella torre pericolosa. Anni di occasioni sprecate, di speranze tradite, di crimini e stragi, di ribaltoni e giochi di potere. Li rivediamo anche noi questi anni attraverso il montaggio del materiale d’archivio e, come contraltare di questa danza perversa degli eventi, quasi a rimarcarne l’assurdità, rimane il semplice buon senso di tre uomini senza alcun potere, appesi in cima a una torre, che aspettano qualcuno, chiunque, mentre senza accorgersene costruiscono un’amicizia.

Macbeth neo film opera
2017

Regia, adattamento, montaggio, arrangiamenti elettronici e postproduzione: Daniele Campea; soggetto: da Macbeth di William Shakespeare; interpreti: Susanna Costaglione (Macbeth), Irida Gjergji Mero (Lady Macbeth), Franco Mannella (Macduff), Claudio Di Scanno (Banquo) e con la partecipazione degli allievi dell’Accademia Teatrale Arotron (Pianella) e dell’Associazione teatrale Il posto delle fragole (Popoli); fotografia (2k digitale, b&n, scope): Federico Deidda; suono: Daniela Di Placido; musiche di repertorio: Giuseppe Verdi da Macbeth, Requiem, Te Deum eseguite dall'Orchestra e coro dell’Accademia di Santa Cecilia, Roma, dir. Thomas Schippers (1964) e dalla nbc Symphony Orchestra, Robert Shaw Chorale, dir. Arturo Toscanini (1951-1954); musiche originali: Daniele Campea; scenografie, costumi, trucco e oggetti di scena: Gianni Colangelo Mad, Antonella Pal; prodotto da: Creatives e Fondazione Pescarabruzzo; direttore di produzione: Teresa Di Viesti; prima proiezione pubblica: 63° Festival di Taormina, 6 luglio 2017; uscita nelle sale: 14 giugno 2018; distribuzione: Distribuzione Indipendente; durata: 49'

Dalla tragedia di William Shakespeare. Macbeth ascolta la profezia delle tre streghe che gli annunciano l’imminente conquista del trono di Scozia, precipitandolo in una spirale di violenza, solitudine e follia senza ritorno. Una nuova visione del capolavoro di Shakespeare, in un incontro tra cinema, teatro e opera.

Al di là dell'uno
2017

Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia (Super8 e 16mm, colore e b&n, 4:3), suono, montaggio: Anna Marziano; collages: Dijana Zoradana Elfadivo; collaborazione luci: Armin Dierolf; montaggio del suono: Christian Obermaier; mix suono: Jochen Jezussek; post-produzione immagine: Marcin Malaszczak, Wolf Kino; grading: Jorge Piquer; canzone: "What a Little Moon Can Do" (1935) cantata da Billie Holiday; produttori: Olivier Marboeuf, Anna Marziano, Ann Carolin Renninger, Cédric Walter; produzione: Spectre; co-produzione: Anna Marziano e joonfilm; prima proiezione pubblica: Toronto International Film Festival, 8 settembre 2017; prima proiezione italiana: ... ; durata: 53'; in indiano, tedesco, francese, italiano con sottotitoli in italiano

Attraverso spezzoni di musica, film e testi letterari, Al di là dell'uno propone una conversazione che attraversa il labirinto della violenza domestica e del dolore causato da ideali o circostanze. Raduna diversi tentativi di vivere assieme. Conserva vivo l’amore verso persone che sono morte. In un’ampia riflessione sulla nostra condizione singolare/plurale.
Non un film sulla famiglia, la coppia, la comunità né il poliamore. Piuttosto, tracce di un atto d’esistenza. La pellicola come frammenti fossili. Suoni che suggeriscono incontri, momenti. Una conversazione dove saggio e poesia s’intrecciano, nell’attraversare la zona confusa in cui i nostri esseri individuali si avvicinano e dove l’ambiguità della nostra vita relazionale inizia.

Uozzap
2018

Concept, maieutica, regia di montaggio, animazione grafica: Federico I. Osmo Tinelli; testi (tracce registrate spontaneamente su WhatsApp) e interpretazioni: Elena Molinari Cilia, Silvia Guenzi, Ester Helmaleh, Hannet Bosco, Francesco Zingaro, Fabrizio Becchelli, Alessandro Cevasco, Adriana Vannucci, Gaia Dallera, camei di Enrico Maisto regista e Stefano Tave Righi fotografo, e con Federico Osmo Tinelli; fotografia (Canon 5D Mark iii, colore e b&n, 16:9): Federico I. Osmo Tinelli con la collaborazione di tutti i protagonisti; suono: Federico I. Osmo Tinelli con la collaborazione di tutti i protagonisti; mix suono: Federico I. Osmo Tinelli; musiche: Mash-up-Cause/Rodriguez Shaula, Soloists of the Ensemble Nipponia (Minoru Miki) Cumbia Sobre El Mar, Quantic & Flowering Inferno, Acid Walk (Monsieur Monsieur remix), Charles Trenet, Menilmontant, My Babies Book The Real Kids, Emptyset/Collapse (mash-up with) Emptyset/Order, Blue Velvet Bobby Vinton (mash-up with), The Great Gig in the Sky (Pink Floyd), Intentional Accidentals (A Cappella Cover), Why (Because I Love You)/Frank Avalon (mash-up with) Chris Watson & Marcus Davidson, The Bee Symphony [excerpt]/Arsenije Jovanovic, Prophecy of the Village Kremna/Arvo Part, Fratres for Cello and Piano, Cut-away tracks from Shining Ost (mash-up with), Kim Cascone Tangent Clusters (mash-up with) Albert Van Abbe, Sugar Lobby Series 9090 (Kangding Ray Remix) & Cartoon/Thunder Sound Effect Little Mike, Mordedura, Gesaffelstein, Depravity/Thunder Sound Effect, It's Sunday Morning/Nikproteus, Radar (Alva Noto Remodel) Bird of Prey (The Lost Paris Tapes), Osho, Buddhist Monks ff Maitri Vihar Monastery, Tibetan Mantras, Chants, Mantra Chant With Cymbals & Gantra, Australian Aboriginal Didgeridoo Music/Enter Into His Rest Shofar/Que manera de perder/Cuco Sánchez, Missa Praeter Rerum Seriem/Kyrie Eleison κύριε ελέησον, I Follow Rivers/Lykke Li,  Friedrich Gulda, Play Piano Play n. 9, Organo di Leonardo + clavicembalo, Balanescu Quartet, Life and Death, Chris Watson, 2003, Weather Report, 02, The Lapaich; materiale visivo: aa.vv., disegni, acquarelli, dipinti, tradizione giapponese (1100-1800), cut-away di automobili (1900), disegni anatomici (1800), cartografie, gif, font, emoticons; produzione: Damn Braces, Bless Relaxed, con la partecipazione di: chiunque partecipi; prima proiezione pubblica: Szczecin European Film Festival, program OFFicyna, Szczecin (Stettino, Polonia), 10 ottobre 2018 (nell'ambito di una rassegna Fuorinorma); durata: 90’

Tutto il progetto è segnato da questa tara, o chiamiamola ambiguità, sospesa tra l’ispirazione fondante e lo sproloquio del tutto estemporaneo che si potrebbe definire con un ossimoro “il punk della trascendenza”; qualcosa di “buttato lì”, quindi imparentato con la spazzatura, che però, forse fortuitamente, forse per vocazione, nasce in grado di evocare “l’infinito”, “l’oltre”, “quel dio salvifico” a cui sembrano appellarsi tutti i protagonisti, per avere l’anima salva e pure il corpo; o forse anzi soprattutto il corpo, quasi che ci fosse solo quello; corpo tuttavia così, già per principio, emarginato o del tutto negato dall’uso stesso dei social-media.

Tides. A History of Lives and Dreams Lost and Found (Some Broken)

Maree. Una storia di vite e sogni perduti e trovati (alcuni infranti)
2016

Regia, soggetto, sceneggiatura: Alessandro Negrini; interpreti: Emma Taylor (la voce del fiume), Javier Ross Ubeda (bambino sul fiume), James King (uomo che registra i suoni del  fiume); fotografia (hd, colore e b&n, 16:9 e 4:3 per il repertorio): Odd Geir Saether; suono, assistente operatore e operatore subacqueo: Stanislaw Sleszynsky; secondo operatore: Fiachra O’Longain; montaggio: Stuart Sloan; produzione: William Silke, Docucity, Jill Tellez, Alessandro Negrini; con il sostegno di: Northern Ireland Screen e Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo; prima proiezione pubblica: Palermo, Sole Luna Film Festival, 21 giugno 2016; durata: 45'; in inglese con sottotitoli in italiano

«Immagina un'isola.
All'interno di questa isola c'è un'altra isola.
E all'interno di questa altra isola c'è una città; una città con due nomi diversi.
Dentro questa città dai due nomi,  scorre un fiume.
Questa è la sua autobiografia».

Può il racconto di un fiume rivelare il senso di una vita imprigionata dalla Storia? Nonostante la fine del conflitto, in Irlanda del Nord c’è ancora una città con due nomi diversi: Derry, per i cattolici, Londonderry per i protestanti. Nel mezzo della città, scorre un fiume: il Foyle, che, separandoli fisicamente, ne è divenuto suo malgrado il loro confine fisico.
Una rêverie surreale sul concetto di separazione, di confine, (geografico e mentale), narrato dal punto di vista del fiume, che ne diventa il narratore e il protagonista, laddove sogno e realtà si intrecciano in una sorta di magica autobiografia del fiume-confine. Attraverso immagini oniriche e materiale d’archivio realizzato da persone comuni negli anni ’50, ’60 e ’70, il fiume Foyle ci invita a riflettere su temi che risultano travalicare i suoi stessi limiti: che cos'è un confine? I sogni di coloro che vissero prima del conflitto sono diversi dai quelli anelati oggi? E soprattutto, dove sono finiti i nostri sogni?

Che cos'è l'amore

2015

Regia, soggetto e sceneggiatura: Fabio Martina; interpreti: Vanna Botta, Danilo Reschigna; fotografia (hd, colore, 16:9): Giuseppe Ceravolo; suono e sound design: Marco Meazza; musiche originali: Igor Merlini; montaggio: Luigi Carbone; produzione: Circonvalla Film & Feedback Audio Video; prima proiezione pubblica: Cineteca Italiana, Milano, 5 dicembre 2016; durata: 64'

Milano, giorni nostri. Danilo Reschigna è un uomo di 50 anni affetto da disabilità motoria. Di professione fa il drammaturgo e l'attore teatrale. Ha vissuto con i suoi genitori fino alla loro scomparsa e non ha mai avuto una relazione d'amore vera. Vanna Botta ha 93 anni e, a dispetto della sua età, è una donna vitale: fa la pittrice, figlia d'arte di un grande e noto scultore. Si è sposata una sola volta nella sua vita e dopo la morte del marito, non ha più avuto altri uomini. Danilo e Vanna sono due artisti, due persone singolari; ciò che li rende unici è qualcosa che hanno in comune: il loro amore.
Infatti si sono conosciuti tre anni prima ed è stato un autentico colpo di fulmine: si sono innamorati alla follia e da allora non si sono più separati. Nel corso del tempo, i due hanno costruito un rapporto puro, trasparente, unico, senza falsi moralismi e inutili possessività, che coinvolge il corpo e la mente, straordinario nonostante o forse in virtù della loro differenza d'età. Un rapporto simbiotico in cui Danilo riconosce in Vanna la madre, la confidente, l'amante, la complice; a sua volta, Vanna ha trovato in Danilo una ragione per amare e continuare a vivere.
Il documentario vuole raccontare il loro rapporto, seguendo le giornate dei due personaggi che trascorrono lentamente, tranquillamente, chiusi in casa, mentre fuori dalla finestra la città muta il volto freneticamente in attesa di Expo 2015. Vanna e Danilo si alzano, fanno colazione, dipinge lei, scrive lui, a volte passeggiano, cenano e vanno a letto mentre parlano e riflettono sulla vita, sull'amore e sulla morte. Vanna è consapevole che presto tutto finirà, perché il motivo che rende unico il loro amore è anche la ragione della sua stessa fine. Il suo stato d'animo è perciò animato da vari sentimenti e pulsioni: dal dispiacere di abbandonare questa vita a cui si è nuovamente e saldamente legata, dalla preoccupazione di lasciare solo Danilo e dal desiderio di coronare il suo sogno d'amore sposandosi, per dare maggiore rispettabilità e liceità alla loro unione. Anche Danilo è conteso tra il desiderio di rimanere eternamente fedele a questo amore e la ricerca di un'altra donna che possa riempire il vuoto lasciato da Vanna quando non ci sarà più.

Il mattino sorge ad est
2014

Regia: Stefano Tagliaferri; soggetto: Antonio Bellati; sceneggiatura: Antonio Bellati, Stefano Tagliaferri; interpreti: Benedetto Codega (Menàl), Albrina Pomoni (Catina, detta ól Catòi), Antonio Bertoldini (Colcìne), Giovanni Bellati (Basamüür), Nicola Pomoni (Saràche), Nicola Fazzini (Mortadèle), Bebo Fazzini (Mòro, l'oste), Giovanni Sanelli (Tòni), Scolastica Pomoni (Bète), Marilena Berera (Meneghìne), Maria Grazia Bellati (Rita), Amedeo Gianola (Nècio), Clara Tenderini (Martìne), Marzia Gianola (Lüzìe); fotografia (full hd, Canon 5D Mark ii, colore, scope [2:25:1]) e montaggio: Angelo Guarracino; suono: Ivano Gianola; musica: Francesco Sacchi; produzione: Associazione Culturale Il Corno; prima proiezione pubblica: Premana (Lecco), 18 luglio 2014; durata: 89’; in dialetto premanese con sottotitoli in italiano.

Nella tarda primavera del 1895 Domenico Ruffoni, detto Mènal, giunge a Premana dalla Val Gerola. Rimasto vedovo da un anno, è spinto in quei luoghi dalla sua professione di bergamino e dalla speranza di trovare una donna con cui risposarsi. Il Menàl è famoso in paese per essere una persona molto facoltosa. Il consistente gruzzolo di denaro che porta sempre con sé attira l’attenzione di un gruppetto di muratori che, assetati dalla voglia di smettere di lavorare e dedicarsi all’eterna baldoria, preparano un piano per cercare di derubarlo. Nella faccenda viene coinvolta una donna brusca e solitaria, ól Catòi, che durante la sua permanenza estiva sull’alpeggio ha il compito di avvicinare l’uomo, proporsi in moglie e, una volta ammansito, agevolare la rapina. Inizialmente la donna vede nella parte di bottino spettante la possibilità di sopravanzare nella comunità, ma inaspettatamente l’incontro con quell’uomo risveglia in lei nuovi sentimenti, orientando la vicenda verso un dramma inevitabile.

Blood and the Moon

Il sangue e la luna
2017

Regia, sceneggiatura, fotografia (video avchd tramite Sny nex fs100, colore, 16:9), suono, montaggio, produzione: Tommaso Cotronei; con: Mohamed Al-Qalisi (il maestro), Afrà (la ragazza); produzione: Stig Dagerman Production; prima proiezione pubblica: Erevan Golden Apricot International Film Festival, 10 luglio 2017; prima italiana: Trento International Film Festival, 29 aprile 2018; durata: 77'; in arabo con sottotitoli in italiano.

Cosa succede alla mente di una sposa bambina? Senza potere e privata di salute, educazione, sicurezza. E qualcuno prende coraggio e reagisce. Soraya fugge dal marito per raggiungere un villaggio dove nessuno lo sa. Ma l'insegnante locale della scuola offre la sua protezione e un posto dove riposare fino a quando non riesca a capire il suo prossimo passo. Questa è la storia di due giovani che vivono nello Yemen. Una giovane donna della città e un giovane di campagna. Si familiarizzano, si innamorano. Lottano per educare i bambini di un villaggio remoto per non diventare preda di Alqaeda.

Dusk Chorus. Based on Fragments of Extinction
Coro del crepuscolo. Basato su Frammenti di estinzione
2017

Soggetto, narrazione e paesaggi sonori 3D e spettrogrammi video: David Monacchi; regia: Nika Šaravanja, Alessandro d'Emilia; Soggetto e narrazione: David Monacchi; fotografia (digitale full hd, colore, 16:9) e color grading: Alessandro d’Emilia; design del suono: David Monacchi, Anthony Di Furia; musica: Corrado Fantoni, David Monacchi; montaggio: Otis Buri; produzione: zelig; produzione colonna sonora: Fragments of Extinction; prima proiezione pubblica internazionale: Vision du Réel, 25 aprile 2017; prima proiezione pubblica: CinemaAmbiente (premio per il miglior documentario), Torino, 3 giugno 2017; durata: 62’; versione parzialmente in inglese con sottotitoli in italiano.

Un viaggio sonoro unico, nel cuore della foresta Amazzonica, in Ecuador. Un’esperienza sensoriale, poetica e scientifica allo stesso tempo guidati dal ricercatore e compositore eco-acustico David Monacchi nel suo tentativo di registrare, per la prima volta in 3D, il patrimonio acustico di un ecosistema antico e ricchissimo di specie alla scoperta dei "frammenti sonori in via di estinzione".

Le porte regali

Tre ipotesi sulla natura esoterica dell’immagine
(2015-2018)

Soggetto, regia, fotografia (hd/Super8, colore, 16:9), suono, montaggio: Morgan Menegazzo, Mariachiara Pernisa; musica: Sottosuono (Psicopompo); prime proiezioni pubbliche: Le porte regali (trilogia): ... /Iconòstasi: 52ma Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, 7 luglio 2015/Psicopompo: No Fest 2016, Piove di Sacco (Padova), 28 maggio 2016/Dagadòl: 35° Torino Film Festival, 29 novembre 2017; distribuzione: Tao Films; durata: 61’ (16’+34’+11’).

Ispirato, in parte, alle riflessioni su arte e sogno di Pavel Florenskij e al saggio omonimo sull’icona apparso nel 1922, Le porte regali è il personale tentativo di evocare una metafisica delle immagini e della luce, richiamando arbitrariamente la struttura divisoria interposta fra la zona presbiteriale e quella riservata ai fedeli nel rito cristiano ortodosso.
Protagonisti assoluti di questa epica dello sguardo sono gli occhi e la loro capacità di farsi impressionare, assistiti da demiurghi capricciosi in bilico tra il mondo sensibile e il sovrasensibile: un traghettatore di anime (Psicopompo), un leviatano (Dagadòl) e un tramezzo dipinto munito di tre porte (Iconòstasi). Accompagnati da queste guide ultraterrene, espedienti di un dipingere che si fa strumento di conoscenza sovrannaturale, possiamo varcare le “porte regali” dell’iconòstasi, lo squarcio che mette in contatto cielo e terra, la corda tesa tra la veglia e il sonno,  il luogo in cui le cose si manifestano per quello che sono: prodotti della luce.

 

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