Il sequestro Moro nel film di Giuseppe Ferrara

Attualità, di redazione, 15 Marzo 2019

È il 1986 quando Giuseppe Ferrara decide di portare sul grande schermo la tragedia di Aldo Moro. Il regista è cosciente che si tratta di una scelta che potrebbe creargli qualche problema, ma come spiega in un'intervista a Mario Canale: "Direi che è l'ora che il cinema si occupi di quello che già anche la letteratura, mi pare che siamo a 12 libri sul caso Moro, si è occupata. Anzi sentir dire che questo caso è troppo fresco, come ho letto recentemente su L'Espresso, mi sembra un'enormità. Direi che anzi siamo in ritardo perché bisogna prendere coscienza di certi fatti diciamo anche misteriosi, anche ambigui, anche nella loro ambiguità. Vediamo perché sono ambigui, perché si tende a tenere sempre nel mistero, nel segreto. Ecco, l'Italia è un paese pieno di segreti".

Per la sceneggiatura Ferrara decide di avvalersi della collaborazione di Robert Katz, storico statunitense, che sul sequesto Moro aveva scritto un libro immediatamente a ridosso dei fatti raccontati. Un libro anche molto duro, un libro che racconta: "La storia — per quanto una serie di penose verità possano somigliare ad una storia — di come un uomo di potere e la sua famiglia ebbero come antagonisti la stessa coalizione politica che proprio quell'uomo aveva costituita e di come reagirono ... Quello che segue è il racconto di una Confusione universale che alla vittima, come ad altri, parve di proporzioni babeliche".

Sempre Katz, presentando il suo lavoro, chiosava: "Nel corso degli anni da me trascorsi in Italia avevo incontrato Aldo Moro in due occasioni: in entrambe le circostanze si era rafforzata in me l'impressione che egli fosse esattamente come lo aveva magistralmente interpretato Gian Maria Volonté nel film Todo Modo. In quel film il personaggio Moro, simbolo di una Democrazia Cristiana decadente, viene eliminato alla fine dagli stessi corruttori del suo partito, e cioè dalla CIA. Ero troppo immerso allora nel mio lavoro ambientato ai tempi della Controriforma per riflettere sulle molte assonanze esistenti tra Todo Modo e la realtà; e ciò forse anche perché queste assonanze trovavano esatta eco nei miei pregiudizi. In realtà, al pari di Leonardo Sciasca, autore di Todo Modo, dovevo ancora scoprire il vero Aldo Moro".

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