Primo Levi, un uomo

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 31 Luglio 2019

Primo Levi era una persona schiva, discreta, poco mondana e quindi poco presente nei cinegiornali che racconavano la cultura e la politica degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 1975, in un'intervista a Giorgio Di Rienzo per Famiglia Cristiana, ebbe a dire: "Le leggi razziali furono provvidenziali per me, ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione per assurdo della stupidità del fascismo. Le leggi razziali erano il sintomo di una carnevalata: si era ormai dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del delitto Matteotti, per intenderci): rimaneva da vederne quello sciocco".

A causa di quelle leggi Primo Levi fu arrestato e internato ad Auschwitz e fu uno dei pochi a farne ritorno. Chimico, iniziò a scrivere della sua esperienza spaventato, meglio terrorizzato, che quanto vissuto nei campi tedeschi potesse essere dimenticato e alla fine non creduto. Se questo è un uomo, La tregua, I sommersi e i salvati sono i libri che dedicò al'argomento.

Il discorso di Trieste

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Il documento che presentiamo qui sopra era in un rullo di cui si erano perse le tracce in Archivio. Facente parte di un più lungo documentario che raccontava la visita di Mussolini in Friuli e Veneto nel settembre del 1938, questo rullo è stato recuperato presso un privato dall'Archivio Nazionale del Cinema della Resistenza di Torino e successivamente restaurato in collaborazione con il Luce.

D'altra parte se cerchiamo Leggi razziali in archivio ci vengono rimandati solo due servizi: un cinegiornale Incom del 1958 che ricorda le drammatiche giornate delle deportazioni di ebrei italiani in seguito ai provvedimenti legislativi del 1938, e un servizio fotografico del 1942 intitolato Ebrei al lavoro lungo l'argine del Tevere.

Ci sono anche un paio di foto in un servizo del 1941 in cui durante un comizio a Piazza Mazzini a Roma compaiono cartelli esplicitamente antisemiti.

Però le leggi del 1938 non furono un fulmine a ciel sereno; c'erano stati anni di preparazione, a partire dal 1929, quando, con la firma del Concordato, era stato "accordato al culto israelitico lo statuto di semplice culto ammesso preludendo al nuovo statuto delle Comunità del 1931, era stata intaccata la piena parificazione degli ebrei italiani al resto dei cittadini italiani".

In definitiva sembra quasi che il regime volesse lasciare questo aspetto della propaganda alla carta stampata. Non a caso il 5 agosto 1938, diretta da Telesio Interlandi, usciva la rivista La Difesa della Razza e il Correire della Sera il 6 agosto usciva a 9 colonne con il titolo La difesa della razza in Italia, La Stampa invece il 5 settembre, sempre a 9 colonne annunciava: Il Consiglio dei Ministri delibera l'esclusione dalle scuole di tutti gli insegnanti ed alunni nati da genitori di razza ebraica.

Israele a Roma, un documentario di Romolo Marcellini, 1948

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