Le consultazioni al Quirinale

Attualità, di redazione, 21 Agosto 2019

Nell'Italia repubblicana questo passaggio iniziale dopo le elezioni e dopo una crisi di governo, fin dal 1947, quando a Palazzo Giustiniani il dimissionario De Gasperi consulta i partiti, è al centro dell'interesse di giornalisti e commentatori politici.

Ma è dal 1950, come vediamo nel servizio a destra, che il Presidente della Repubblica riceve al Quirinale partiti e autorità politiche prima di decidere a chi affidare l'incarico di formare il nuovo governo. Non si tratta di una regola scritta, quanto piuttosto di una prassi consolidata, diventata da allora quasi rituale: si inizia con gli ex capi dello stato, per passare ai presidenti di Camera e Senato e quindi le delegazioni dei partiti.

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Moro al Quirinale stringe al Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Ferdinando Carbone, dietro si vede Ceschi, 1954
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Nel corso dei decenni sono passati davanti si microfoni dei giornalisti presenti al Quirinale i segretari di tutti i partiti italiani.

Già nel 1953 abbiamo quello che sarà conosciuto poi come mandato esplorativo: Einaudi lo assegna a De Gasperi, in quello che sarà il suo ultimo tentativo di formare un esecutivo e che porterà alla nascita, dopo un passaggio in Parlamento, di un Governo presieduto da Pella dopo un tentativo di Piccioni: uno dei numerosi governi cosiddetti balneari, che caratterizzeranno la prima repubblica: nato ad agosto entrerà in crisi già nel gennaio successivo. Analoga situazione l'avremo a cavallo tra il 1958 e il 1959 quando a Fanfani, entrato in carica a luglio, succederà Antonio Segni.

L'ultimo cinegiornale che ci parla di consultazioni è del 1978: il terzo governo Andreotti entra in crisi poche settimane prima del rapimento di Aldo Moro. Questo avvenimento porterà alla nascita di un nuovo esecutivo guidato dal leader DC che otterrà la fiducia proprio il 16 marzo del 1978.

Consultazioni per la formazione del nuovo governo: De Gasperi riceve l’incarico e forma il suo VI governo

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