Di ambiente si muore

Attualità, di redazione, 5 Ottobre 2019

Presentando il documentario per ottenere il visto censura, così scriveva il suo autore Enrico Franceschelli: "Il documentario attraverso la descrizione e l'analisi delle varie condizioni di vita create dall'uomo e nelle quali l'uomo stesso si è costretto a vivere primo passo della sua aggressione verso gli ambienti naturali. Alla estinzione e distruzione di specie animali e dell'habitat, all'avvento dell'era industriale che ha comportato contaminazioni, fumi, polveri, pesticidi, infestanti. All'esplosione demografica e all'accumulo dei rifiuti non degradabili. Illustra quali potranno essere le conseguenze per l'uomo prossimo futuro e conclude sulle previsioni di un nuovo post-diluvio, seguendo i corsi e ricorsi storici".

Dopo un excursus a partire dalla preistoria si arriva all'epoca dell'uomo industriale: "È nato l'uomo industriale. In circa due secoli il nostro pianeta cambia volto, assume una nuova fisionomia. Le esigenze della nostra civiltà sono enormi e colpevolmente si continua ad attingere al seno avvizzito della natura. Ogni anno si estraggono dalla terra circa dieci miliardi di metri cubi di materiali solidi e liquidi, prevalentemente per produzione di energia. In breve tempo si arriverà all'esaurimento di tutte le riserve. Ma intanto l'era dei consumi rischia di trasformarsi nell'era dei rifiuti. Tutto il pianeta ne è contaminato, avvelenato. Le riserve idriche stanno trasformandosi in cloache. L'atmosfera, specie nelle grandi metropoli è al limite delle possibilità di vita e l'opera di inquinamento prosegue costante ogni ora, ogni minuto: qualsiasi attività di questo uomo moderno peggiora incessantemente la situazione".

A queste preoccupazioni si aggiungono quelle realtive a come tutto ciò sta cambiando anche i comportamenti umani, con un pericoloso crescendo di aggressività, e con un'osservazione che potrebbe essere stata scritta oggi: "Rischia così di rimanere sommerso dai suoi stessi rifiuti ... Una epidermide di indistruttibile di plastica ricopre il verde dei prati, segno dell'accelerazione dei tempi che caratterizza la civiltà dei consumi".

E poi conclude con una domanda che ancora oggi, a quasi 50 anni di distanza resta di preoccupante attualità: "Sarà l'ambiente a difendersi contro l'uomo o sarà l'uomo che sfruttando i sempre più potenti mezzi distruttivi di cui dispone determinerà il proprio suicidio annientando ogni forma di vita sul pianeta?".

Un reportage fotografico del 1973

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Inquinamento, incuria, disattenzione: l'umanità ha sempre dato l'idea di avere poco a cuore il futuro del pianeta che abitiamo, forse dando per scontato che questo sia immortale e possiamo violentarlo a nostro piacimento.

Nel reportage fotografico, ancora inedito sul portale dell'Archivio Luce, che pubblichiamo qui sopra, troviamo scatti che sembrano riportarci alla stretta attualità, compresa la preoccupazione delle nuove generazioni per il futuro che li attende, ma che invece sono stati fatti nel lontano 1973. Possiamo amaramente constatare che la situzione non è cambiata se non, forse, in peggio.

L’inquinamento del Tevere nel 1970

Ambiente Inquinamento
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