Giornata mondiale per il patrimonio audiovisivo

Attualità, di redazione, 25 Ottobre 2019

Come ogni anno il 27 ottobre si celebra la Giornata mondiale per il patrimonio audiovisivo (World Day for Audiovisual Heritage).

Proclamata dall'UNESCO nel 2005, ha il compito di sensibilizzare governi e società civile sull'importanza della salvaguardia del patrimonio audiovisivo, soprattutto presso le nuove generazioni.

Come tutti i materiali di archivio, gli audiovisivi vanno maneggiati con estrema cura, anche perché, forse molto più di altri, sono manipolabili e manipolatori. Gli archivi audiovisivi devono avere quindi proprio questo compito fondamentale.

Dall 18 giugno del 2013 i fondi storici dell’Istituto Nazionale L.U.C.E., unico tra gli archivi audiovisivi italiani, sono stati iscritti al registro Memory of the World Unesco. La motivazione adottata è stata la seguente: "La collezione costituisce un corpus documentario inimitabile per la comprensione del processo di formazione dei regimi totalitari, i meccanismi di creazione e sviluppo di materiale visivo e le condizioni di vita della società italiana. Si tratta di una fonte unica di informazioni sull’Italia negli anni del regime fascista, sul contesto internazionale del fascismo (tra cui l’Africa orientale e l’Albania, ma anche ben oltre le aree occupate dall’Italia durante il fascismo, soprattutto per quanto riguarda il periodo della Seconda Guerra Mondiale) e sulla società di massa negli anni Venti e Trenta del Novecento".

La giornata del 2019 ha come tema principale Engage the Past Through Sounds and Images, ossia Coinvolgere il passato attraverso suoni e immagini.

La spedizione di Guelfo Civinini in Etiopia

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Il documentario che presentiamo qui sopra è la cronaca della spedizione di Guelfo Civinini, giornalista del Corriere della Sera, verso il Lago Tana alla scoperta di paesaggi e costumi africani.

Prodotto nel 1924 e sovvenzionato dal Sindacato istruzione cinematografica (SIC), rappresenta una rilevante novità per l’epoca, sia da un punto di vista tecnico sia, soprattutto, da un punto di vista culturale. Siamo in pieno mito dell’Africa misteriosa e selvaggia, ma, a differenza di quanto accadrà un decennio più avanti, non c’è traccia dello spirito colonialista. Si ritrae un popolo civile e per nulla arretrato, sia nella gente comune incontrata nei villaggi sia nei capi che si prestano a comparire davanti all’obiettivo. Un paese che si va modernizzando, come indica la lunga e molto bella sequenza del viaggio in treno, con una ferrovia che percorre paesaggi stupendi e rivela l’esistenza di viadotti, strade, gallerie. Non mancano gli aspetti esotici, come le danze nei villaggi, ma d’altra parte erano proprio questi gli aspetti che interessavano maggiormente un pubblico che viaggiava poco e pochissimo conosceva realtà differenti da quella in cui viveva.

La collezione Luce nel registro memoria del mondo dell’Unesco

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