Marcia su Roma e dintorni

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 28 Ottobre 2019

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Marcia su Roma, Mussolini, De Vecchi, Bianchi su un palco
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È il 28 ottobre del 1922, quando un gruppo poco organizzato di fascisti marcia sulla capitale rivendicando la guida del governo. Quella data sancirà la fine dello stato liberale, l'inizio della dittatura fascista e la dabbenaggine di Vittorio Emanuele III, complice di Mussolini e come lui, insieme alla monarchia tutta, travolto dalla fine del fascismo.
Ricordiamo l'evento con le foto coeve tratte dal Fondo Pastorel e con le parole dell'allora deputato autonomista Emilio Lussu tratte dal suo celebre libro Marcia su Roma e dintorni.

"Che era questa benedetta marcia su Roma? Le idee non erano chiare ... Lo stesso Mussolini non aveva idee molto precise. Egli, in una intervista celebre dell'11 agosto, aveva detto: 'Questa marcia su Roma è strategicamente possibile, attraverso le tre grandi direttrici: costiera adriatica, costiera tirrenica e valle del Tevere'. Il che, come ognuno può controllare sulla carta, è un bel pasticcio".

"Mussolini prende il treno a Napoli, traversa Roma e si confina a Milano. Milano sta dalla parte opposta, a 600 chilometri da Roma. Se fosse rimasto a Napoli, sarebbe stato più vicino. Originale ubicazione di combattimento. Anche con la strategia moderna, 600 chilometri di distanza dal grosso che si batte sono effettivamente molti. Ma, in compenso, Milano ha il vantaggio di essere a pochi chilometri dalla frontiera svizzera".

"Il 28 lo stato d'assedio è proclamato in tutta Italia. Le prime istruzioni telegrafiche del governo sono chiare: 'Arresto, con qualunque mezzo, di tutti i capi fascisti'. Alle ore 12,40 dello stesso giorno 28, l'Agenzia Stefani comunica: 'Lo stato d'assedio è revocato'... Che cosa è mai avvenuto? Semplicemente questo. L'onorevole Facta si è presentato al re per la firma del decreto di stato d'assedio, insieme deciso. Il re ha risposto: "È impossibile, io non posso firmare un decreto simile". L'onorevole Facta ha insistito rispettosamente. Invano".

"Desidero" dirà più tardi il re all'onorevole De Vecchi "che gli italiani sappiano che io solo non ho voluto firmare il decreto di stato d'assedio". "Viva il re!" gridano i fascisti.
La direzione del partito liberale sente il dovere di non perdere tempo: lancia un proclama al paese ed esalta la saggezza del sovrano. L'esercito rientra nelle caserme.
Il 29, Mussolini riceve dal re l'invito telegrafico di formare il ministero. Parte da Milano, in treno, e arriva a Roma il giorno dopo. Roma è in festa. Sventolano bandiere tricolori e si formano cortei. Il quartiere popolare di San Lorenzo non partecipa alla gioia dei burocrati. Si ribella alle parole dei capi e agli ordini del giorno dei partiti organizzati e si prepara a difendersi. Più tardi un pugno di eroi si farà uccidere sulle barricate".

"Il re è al balcone. Al suo fianco sono la famiglia reale e Mussolini in camicia nera.
«Viva il re!» acclamano, per ore, le camicie nere. «Viva il re!» «Ma è il re dunque che ha fatto la marcia su Roma?» commenta il popolino".

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