SICILIA SOTTOSOPRA

Mostre, di redazione, 24 Gennaio 2020

Gianfranco Ayala - Sicilia sottosopra

La scoperta di un fotografo segreto. Uno scrigno di immagini tenuto chiuso per 70 anni. Oggi aperto per restituire una storia antica, e uno sguardo sorprendente.

La Mostra racconta la storia di un ragazzo, Gianfranco Ayala, che tra il 1948 e il ’52, tra i 15 e i 19 anni, a Caltanissetta, scatta decine, centinaia di fotografie, come una passione, come una liberazione. È un talento naturale, sono foto di pura bellezza, sulla città e la campagna, gli adulti e i bambini, sulla fatica, la povertà, il sorriso della vita. Senza formazione specifica, allievo solo di uno stampatore e di ciò che vede, Ayala incrocia senza saperlo le traiettorie del realismo cinematografico italiano, di Cartier-Bresson, degli street photographers americani. Il ragazzo è amico del ‘professor’ Sciascia; è erede di gestori di solfatare, come Pirandello. La sua storia può essere quella di un racconto di Gesualdo Bufalino, di una vocazione postdatata.
E la mostra racconta la storia di Gianfranco Ayala, neurologo e docente di livello internazionale. Che dopo la scuola per volere della famiglia ha studiato medicina, è emigrato in America. Ha abbandonato per sempre la fotografia.
Ma non i negativi delle sue foto, e la pellicola di un cortometraggio sulla sua solfatara – che è anch’esso un gioiello - che lo hanno seguito segretamente nei decenni in tutti i suoi spostamenti, come un bagaglio silenzioso, come un appuntamento rimandato. Come una rinuncia traumatica da ricucire.
E quando è anziano, Ayala decide di far vedere al mondo quei suoi scatti di decenni prima. Il tempo è passato sui suoi soggetti, sulla Storia. Non sulle foto. Che sono di un nitore, una bellezza intatti. Forse Ayala riscopre che la sua vocazione era buona. E noi lo capiamo con lui, considerando che quel ragazzo del dopoguerra merita un piccolo posto nella storia di quest’arte.
Oggi Gianfranco Ayala ha 87 anni e la mostra Sicilia sottosopra porta per la prima volta a Roma questa promessa della fotografia.

LA MOSTRA
Il percorso espositivo raccoglie 75 scatti in bianco e nero eseguiti tra il 1948 e il 1952 da Gianfranco Ayala, nato a Caltanissetta nel 1933, figlio, come dice lui, ‘di un musicista e una torinese’ e appartenente a una delle più importanti famiglie della sua città. Armato di una Ferrania-Galileo “Condor” nello stile della Leica, la sua scrittura fotografica è fatta soprattutto di persone, di ogni età e condizione, viste nella loro quotidianità o nelle cerimonie religiose e politiche della comunità. L’attività di Ayala è appassionata e costante, ma destinata a subire una brusca, definitiva interruzione. Gianfranco vorrebbe proseguire la propria vocazione trasferendosi a Roma, a studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il volere familiare lo indirizza invece a Torino, a studiare Medicina. Seguiranno la specializzazione in neurologia e il trasferimento negli Stati Uniti, dove Ayala vivrà per un trentennio, divenendo un neurologo di livello internazionale. Quelle del dopoguerra sono le prime e ultime prove della sua arte di fotografo. Come scrive il curatore Enrico Menduni ‘il lavoro creativo di Gianfranco Ayala riemerge, come dalle profondità del sottosuolo, con una straordinaria freschezza. La sua estraneità alle correnti dominanti dell’epoca (o la sua saggezza nel tenersi a rispettosa distanza) che hanno segnato la sua condizione artisticamente solitaria, rendono oggi particolarmente vive le sue foto, i ritratti, i luoghi e le persone le processioni e le orchestre, i vicoli e le piazze di Caltanissetta, il fondo scuro della miniera’.
Il percorso espositivo di Gianfranco Ayala- Sicilia sottosopra, è diviso in tre sezioni. Un primo spazio accoglie il visitatore con una sequenza di filmati dell’Archivio storico Luce, dedicati ai temi e ai luoghi che Ayala immortalò con la sua macchina. Nella prima sala, ‘Le persone, le case, i vicoli’ l’obbiettivo di Ayala incontra i volti degli abitanti della sua città, Caltanissetta. Donne e uomini, moltissimi bambini, anziani, ritratti in città o davanti alle loro case (il cui interno per riserbo, o per vergogna delle condizioni di indigenza, resta precluso alla macchina). Ayala non è fotografo di denuncia di una condizione di miseria e fatica, né ideologico; il suo talento serve la bellezza dei volti, che si fa empatia. Il suo realismo spontaneo – che lo avvicina a Cartier-Bresson, agli street photographers, all’arte del reportage – coniuga grazia e sincerità. I bambini di Caltanissetta del 1948 sono figli senza tempo, raccontano una terra particolare, e il nostro mondo. La sezione ‘Piazze e strade, la città, la campagna’ racconta i luoghi, i vicoli e le piazze, la metafisica dei ritrovi sociali. Sono foto in cui il tempo è scandito da una geometria sorprendente, a volte ironica, da una composizione in cui l’osservazione esterna di Ayala è insieme realistica e complice, intima.
L’ultima sala, ‘I riti, le feste, la vita sociale’, fa esplodere le ritualità delle Feste religiose, dei comizi elettorali (il ’48 e gli anni a seguire sono capitali della storia repubblicana, in tutta Italia, e in Sicilia con caratteri profondissimi), di luoghi di incontro come piazze e corsi abitati interamente da uomini, o scalini presieduti da riunioni femminili. Non sono immagini che immortalano un’ufficialità, né colgono il tipico folklore del mezzogiorno. Ayala riesce a fare qui poesia dei luoghi comuni, non registrandoli ma interpretandoli.

 

IL FILM
Ayala è nipote di proprietari di una miniera di zolfo, ‘Giumentarello’, una delle centinaia di solfatare siciliane che fanno della regione la principale produttrice al mondo del minerale. Un’industria che tra Otto e Novecento scrive pagine fondamentali di questa terra. Eppure nei molti esterni da lui impressionati, la solfatara compare raramente. La mostra la racconta però con un documento visivo sorprendente, quasi quanto le sue foto. Il documentario ‘Solfara’ realizzato da Ayala nel 1952, e di recente restaurato, che letteralmente ‘entra’ nel mondo delle solfatare, riprendendo il lavoro dei minatori e dei ‘carusi’ nell’estrazione e lavorazione dello zolfo, e seguendoli nel buio torrido, sudato, stremante della miniera. Un documento di venti minuti che sta al cinema come i suoi scatti stanno alla Fotografia. Un esempio cristallino di realismo, di composizione dell’immagine, di empatia con i lavoratori – di cui il giovane Ayala riuscì a guadagnarsi la fiducia, a ottenere di seguirli con la cinepresa, fino (fatto eccezionale per l’epoca per un figlio di proprietari) a farsi dare da loro del tu. Una gemma storica, sulle reali condizioni di lavoro, sfruttamento, fatica di persone che non avevano diritti; e una gemma di stile, di composizione delle inquadrature, di pietas estetica. Nel pieno vigore del realismo cinematografico, il diciannovenne Ayala lasciava silenziosamente la sua impronta sulla pellicola. E un altro filmato di decisivo interesse è una video-intervista a Gianfranco Ayala, prodotta da Istituto Luce-Cinecittà, in cui il fotografo – insieme a suo cugino, l’ex magistrato Giuseppe Ayala – racconta la propria vicenda biografica e artistica.

 

IL CATALOGO
Accompagna la Mostra il catalogo, edito da Istituto Luce-Cinecittà e 40due Edizioni, illustrato dalle foto in esposizione e corredato da scritti del curatore Enrico Menduni, di un grande della politica, del sindacato e del giornalismo come Emanuele Macaluso, memoria storica delle dure lotte sindacali delle solfatare, del giornalista e scrittore Gaetano Savatteri (che sottolinea la pura bellezza della fotografia di Ayala e la accosta all’affascinante epopea dello zolfo nella letteratura siciliana, da Verga e Pirandello a Sciascia e Camilleri), e di Maria Gabriella Macchiarulo, coordinatrice della mostra per Luce-Cinecittà.

info
Teatro dei Dioscuri al Quirinale
Via Piacenza, 1 00184 Roma
Telefono 06.86981921
dioscuri@cinecittaluce.it
orari
Dal 29 gennaio al 1 marzo 2020
Da martedì a domenica
10.00 - 18.00
Lunedì chiuso

INGRESSO GRATUITO
Hashtag della mostra

#SICILIASOTTOSOPRA

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