Sandro Pertini, il presidente più amato

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 24 Febbraio 2020

Alessandro Pertini muore a 93 anni il 24 febbraio del 1990. Da cinque anni era senatore a vita dopo aver terminato il suo settennato da presidente della Repubblica. Eletto l'8 luglio del 1978, dopo quindici scrutini andati a vuoto, ottenne 832 voti su 995, succedendo al dimissionario Giovanni Leone.

La storia politica di Pertini, che nel 1978 aveva 82 anni, era molto lunga, precedente a quando i cinegiornali presenti in Archivio, cominciano ad occuparsi di lui: medaglia d'argento al valor militare durante la prima guerra mondiale, fu tra i più strenui oppositori del fascismo: c'è una foto, del reparto Attualità, in cui lo si vede a piazza Sempione a Milano a festeggiare la Liberazione.

Il primo cinegiornale in cui compare è sempre del 1945, quando prende parte, con Nenni e Togliatti, alla riunione del consiglio nazionale del PSIUP.

La Resistenza è stata la palestra di formazione per Pertini: prende sempre parte a commemorazioni e la ricorderà anche nel discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica: "Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza".

Il 5 giugno de 1968, mentre dagli Stati Uniti arrivano le drammatiche notizie dell'attentato a Robert Kennedy, Pertini viene eletto Presidente della Camera, carica che manterrà fino al 1976.

Dalla liberazione alla presidenza della Repubblica: la vita di Sandro Pertini in 13 scatti

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Sotto l' arco della Pace a Milano Sandro Pertini, tra autorità del CLN, si appresta a tenere un discorso, 1945
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"Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, nella mia tormentata vita mi sono trovato più volte di fronte a situazioni difficili e le ho sempre affrontate con animo sereno, perché sapevo che sarei stato solo io a pagare, solo con la mia fede politica e con la mia coscienza. Adesso, invece, so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione intera [...]. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.
Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.
Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell'amore di patria e nell'aspirazione costante alla libertà e alla giustizia. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva l'Italia!"

Così Sandro Pertini si rivolge al Parlamento e agli italiani dopo essere stato eletto Presidente: il paese vive momenti difficili. Leone è stato costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo Lockeed. Non sono trascorsi che pochi mesi dal rapimento e dall'uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Nonostante questo, e nonostante i primi anni del suo settennato furono caratterizzati dall'escaletion terroristica e da momenti drammatici quali Ustica, la strage alla stazione di Bologna, il terremoto nell'Irpinia, Pertini ha avuto il grande merito di riuscire sempre a fare sentire le istituzioni che rappresentava dalla parte dei cittadini, risultando alla fine, anche grazie al suo carattere molto schietto, uno dei presidenti più amati della storia repubblicana e riuscendo a guadagnare il rispetto di compagni e avversari politici.

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini a Milano in occasione del 35° anniversario della Liberazione

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