Il sequestro Moro, il terrorismo e il cinema italiano

Attualità, di redazione, 9 Maggio 2020

Quello che presentiamo in apertura, Steady Cam, è un cortometraggio diretto nel 1994 da Mario Canale. Tratto da un racconto di Valerio Morucci pubblicato nel libro A guerra finita, racconta i dubbi del brigatista per la scelta fatta, dubbi che aumentarono a dismisura dopo l'uccisione di Moro e che spinsero Morucci e la sua compagna Adriana Faranda, a lasciare le Brigate Rosse e a dissociarsi dalla lotta armata.

Morucci contribuì al soggetto e alla sceneggiatura del film insieme a Mario Canale e a Didi Gnocchi ed era presente a Venezia durante la presentazione del cortometraggio. Come in altre analoghe occasioni precedenti e future, la cosa scatenò molte polemiche dalle quali Mario Canale si difese sostenendo di non aver mai avuto nessuna intenzione agiografica e aggiungendo: "Credo sia una ferita ancora aperta che è necessario affrontare e non continuare a rimuovere, per poter capire e soprattutto far capire a chi non ha vissuto quel periodo cosa è successo. Mi è sembrato che nei racconti scritti da Morucci ci fosse un tentativo sincero di scavare più a fondo e più criticamente nelle motivazioni personali e ideologiche che lo avevano condotto alla lotta armata".

Il cinema italiano ha provato spesso a confrontarsi con il terrorismo in generale e con il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro e della sua scorta in particolare. Il primo fu Gianni Amelio che nel 1983 diresse Colpire al cuore, in cui gli anni di piombo fanno da contorno a un difficile rapporto tra un padre e un figlio

Molte polemiche avevano accolto anche, nel 1986, il film di Giuseppe Ferrara Il caso Moro. Il regista era ben cosciente di aver fatto una scelta rischiosa, tenendo anche conto del poco tempo passato dagli avvenimenti raccontati. Ma, intervistato prima dell'uscita del film, dichiara: "Direi che è l'ora che il cinema si occupi di quello che già anche la letteratura, mi pare che siamo a 12 libri sul caso Moro, si è occupata. Anzi sentir dire che questo caso è troppo fresco, come ho letto recentemente su L'Espresso, mi sembra un'enormità. Direi che anzi siamo in ritardo perché bisogna prendere coscienza di certi fatti diciamo anche misteriosi, anche ambigui, anche nella loro ambiguità. Vediamo perché sono ambigui, perché si tende a tenere sempre nel mistero, nel segreto. Ecco, l'Italia è un paese pieno di segreti".

Marco Bellocchio parla di Buongiorno, notte

Cambia registro Marco Bellocchio che nel 2003 dirige Buongiorno, notte. Pur non rinunciando agli elementi di cronaca sceglie, per il finale, un registro quasi favolistico, accompagnato dalle splendide note di Shine On Your Crazy Diamond dei Pink Floyd, spiegando il perché nell'intervista, molto ricca e interessante, che potete ascoltare qui sopra.

Del quarto film di questa breve rassegna, Se sarà luce sarà bellissimo, ne parla, nell'intervista che potete vedere di lato, il regista Aurelio Grimaldi. Il film, girato nel 2004 ma uscito solo quattro anni più tardi, doveva inizialmente far parte di una trilogia che però non vide mai la luce.

Set del film Se sarà luce sarà bellissimo di Aurelio Grimaldi

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