Mario Monicelli, settant’anni dietro la cinepresa

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 16 Maggio 2020

Nel 1986 Mario Monicelli è reduce dal successo, enorme quanto inatteso, del film Speriamo che sia femmina. Nell'intervista di apertura parla un po' di tutto: del suo disinteresse per le date di uscita dei film nelle sale: natale o pasqua o un qualsiasi momento dell'anno non cambiano né il suo modo di approcciare un film né, tantomeno, la scelta degli attori. Poi racconta delle richieste dei produttori sulla scelta del cast e quindi del successo del film dell'anno precedente, un film tutto al femminile, quasi un contr'altare di un altro suo successo, Amici miei.  Per concludere si parla delle novità nel cinema italiano: attori, registi e produttori e della nuova comicità televisiva.

Dagli anni Cinquanta ai Duemila una galleria di ritratti Mario Monicelli

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Pietro Germi, Federico Fellini, Mario Monicelli e altri due commensali seduti a un tavolo, 1956
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Il primo cinegiornale in cui incontriamo Monicelli è del 1952 quando va a Venezia; al festival torna sette anni dopo, nel 1959, quando vince il Leone d'oro per La grande guerra, ex aequo con Il generale della Rovere di Roberto Rossellini.

Molti dei film di Monicelli sono entrati nell'immaginario collettivo degli italiani: dai primi con Totò, Guardie e ladri è del 1952, a I soliti ignoti, I compagni, L'armata Brancaleone, Romanzo popolare, Amici miei, Un borghese piccolo piccolo, Il marchese del grillo, Speriamo che sia femmina, I picari, Parenti serpenti fino all'ultimo, datato 2006, Le rose del deserto.

La galleria di foto ci mostra Monicelli dalla fine degli anni Cinquanta al 2003. Gli ultimi scatti, quelli degli anni Settanta e del 2003 fanno parte di due fondi, Masterphoto e Pino Settanni, in fase di catolagazione ma ancora inediti nell'Archivio.

Conferenza stampa di presentazione del film Speriamo che sia femmina

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