Cento anni fa, Leonardo Sciascia

Archivio Storico Luce Timeline, di redazione, 8 Gennaio 2021

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Leonardo Sciascia in Parlamento, tra i banchi del Partito Radicale con cui viene eletto nel 1979
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Le foto che pubblichiamo in questa galleria sono tutte databili tra il 1979 e il 1983, gli anni in cui Leonardo Sciascia, di cui oggi 8 gennaio 2021 ricorre il centenario della nascita, fu parlamentare nelle file del Partito Radicale. Dopo aver scritto molti libri di impegno civile, legati alla mafia ma non solo, Sciascia decide di accettare la proposta di Marco Pannella e candidarsi.
Nel 1978 Aldo Moro era stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, una tragedia che aveva colpito molto lo scrittore siciliano e che lo aveva allontanato dal Partito Comunista: "Aldo Moro morendo, nonostante tutte le sue responsabilità storiche, ha acquistato una innocenza che rende tutti noi colpevoli, anche me. Sono rimasto molto scosso dalle sue ultime volontà, che mi rammentano quelle di Pirandello. Il fatto è noto ... Pirandello era fascista, ma ha voluto essere sepolto completamente nudo per paura che lo vestissero con la divisa fascista, come avevano allora l'abitudine di fare per i dignitari del regime. Morendo Aldo Moro si è, per così dire, spogliato della tunica democristiana. Il suo cadavere non appartiene ad alcuno, ma la sua morte ci mette tutti sotto accusa".
In questo modo, intervistato da Le Nouvel Observateur, Sciascia spiegava uno dei motivi che pochi mesi dopo la conclusione della tragedia lo avevano spinto a scrivere quello che oggi potremmo chiamare un instant book, L'affaire Moro, e che, eletto deputato, lo portò sui banchi della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia.
Ci sono anche fotografie relative alla partecipazione di Sciascia alla trasmissione di Beniamino Placido Serata Garibaldi, e nella quale lo scrittore, sempre in direzione ostinata e contraria, si schierava contro l'eroe dei due mondi, tanto come scrittore quanto come politico e commentando i fatti di Bronte dichiarava: "Garibaldi era venuto in Sicilia proprio col proposito di non cambiare nulla, di annettere il Regno al Regno sabaudo e basta . E allora non voleva essere disturbato dai movimenti rivoluzionari", posizione decisamente scomoda nell'anno in cui l'Italia si riempiva di celebrazioni in occasione del centenario della scomparsa di Giuseppe Garibaldi.
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