Agli albori del cinema di propaganda

Attualità, di redazione, 7 Agosto 2022

Da oggi disponibile sulla biblioteca digitale europea uno speciale a cura di cinque archivi europei su Mass media e propaganda nell’Europa del XX secolo. L’archivio Luce racconta il fascismo

Per l’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Luce il regime prepara un grande apparato scenografico: c’è una gigantografia di Mussolini dietro una macchina da presa e sotto la scritta: “La cinematografia è l’arma più forte”.

Siamo nel novembre del 1937 ma il capo del governo questo concetto lo aveva ben chiaro da molto tempo: nel 1924 Giacomo Paulucci di Calboli, sapendo che Mussolini deve recarsi a Napoli per la Mostra Internazionale dell’Emigrazione, manda a Palazzo Chigi una troupe del Sindacato Istruzione Cinematografica per realizzare un cortometraggio sul quartier generale del Capo. A Napoli, il documentario viene fatto vedere a Mussolini insieme ad alcuni film scientifico-didattici ed egli ne rimane molto ben impressionato, cogliendo subito le grandi potenzialità che il cinema gli offre ai fini dell’ottenimento del consenso popolare, tanto più quando constata come la proiezione all’aperto del film che lo riguarda riscuote un grande successo. Siamo agli albori dell’Istituto Luce la cui nascita verrà infatti formalizzata pochi mesi più tardi.

In un paese dove il tasso di analfabetismo superava il 35% e dove i giornali venivano letti da pochissime persone, il cinema diventa immediatamente un mezzo molto efficace per veicolare il consenso, mezzo che il fascismo userà con maniacale attenzione. Mussolini stesso controllava filmati e fotografie prima di autorizzarne la pubblicazione.

Nel 1927 nasce il Giornale Luce che fino al 1945, insieme a documentari prodotti ad hoc, informerà gli italiani, nelle sale cinematografiche e sulle piazze delle città e dei paesini, di tutto quello che il regime voleva si sapesse.

Pur se a cadenza settimanale, i cinegiornali arrivarono a raggiungere uscite quasi quotidiane tra il 1935 e il 1936, durante la guerra d’Etiopia, quando l’esigenza di propaganda si fece più forte, anche in conseguenza delle sanzioni.

La propaganda abbraccia diversi aspetti della vita del paese: nel 1935 un servizio ci informa che è stato approntato un furgone modernissimo per la propaganda agraria.

Propaganda è esaltare le bonifiche e la costruzione di nuove città; propaganda è dare istruzioni su come evitare malattie ed esaltare i successi della medicina italiana, un aspetto questo particolarmente sviluppato attraverso una lunga serie di documentari che mostravano interventi chirurgici della più diversa natura e che hanno rappresentato, anche in seguito, un interessante motivo di studio.

Propaganda e censura: una combinazione perfetta per il controllo sociale

Propaganda non è solo mostrare ma è anche soprattutto censurare: Mussolini compare in più di 11000 foto e di 1100 servizi audiovisivi. Nei cinegiornali Luce però, come nei documentari e nelle fotografie, è rarissimo imbattersi in situazioni e avvenimenti che avrebbero potuto minare lo spirito degli italiani. Non troviamo, se non molto raramente morti e distruzioni, se non quando si possono attribuire alla barbarie dei nemici di turno.

Un caso molto singolare di rimozione è quello della promulgazione delle leggi razziali nel 1938. Di un aspetto così rilevante della politica fascista nell’Archivio Luce non ce n’è traccia, salvo un documentario sul viaggio del duce a Trieste nel 1938 durante il quale Mussolini parla esplicitamente di questione ebraica. Sembra però che il regime avesse voluto lasciare questo aspetto della propaganda alla carta stampata; non a caso il 5 agosto 1938, diretta da Telesio Interlandi, usciva la rivista La Difesa della Razza.

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale l’Istituto Luce, con gli organi cinematografici dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, diede vita al “Reparto Guerra” con il compito di fornire la documentazione foto-cinematografica degli eventi bellici. E doveva farlo “con l’inoppugnabile obiettività dell’obiettivo”, come si scriveva in un articolo apparso nel luglio del 1940 su Lo Schermo.

Ovviamente così non fu: tutte le foto furono sottoposte a una rigidissima censura di cui se ne trova traccia sulla stampa di molte foto i cui negativi venivano archiviati con la dicitura “riservate”.

Tra il luglio del 1943, quando Mussolini viene arrestato e il settembre successivo, quando i tedeschi lo liberano sul Gran Sasso, i cinegiornali Luce si schierano subito con Badoglio e il nuovo potere: si mostrano le scene di giubilo dopo il 25 luglio con i simboli del fascismo abbattuti. Ma non appena viene fondata la Repubblica Sociale e l’Istituto trasferito a Venezia, la propaganda tornerà ad essere preponderante. Sono gli ultimi mesi di guerra, mesi durissimi costellati di bombardamenti e stragi, prima di riconquistare la libertà il 25 aprile del 1945.

Come si è evoluta la propaganda

La propaganda è stato sicuramente uno dei mezzi attraverso il quale il fascismo ha saputo mantenere il potere per vent’anni. Non l’unico, ovviamente, visto che prima c’erano state intimidazioni, violenze e poi, con le leggi fascistissime del 3 gennaio 1925, attraverso le quali Mussolini affermò il suo diritto al potere assoluto e la soppressione di ogni parvenza di vita democratica.

In generale, le dittature hanno sempre fatto grande uso della propaganda. È stato così con Joseph Goebbels, ministro della Propaganda nella Germania nazista, come nell'Unione Sovietica di Stalin.

Ma la propaganda è stata usata anche nelle democrazie. I social media oggi sono piattaforme molto efficaci per la propaganda politica; si tratta di mezzi pervasivi e anche pericolosi perché attraverso essi vengono spesso veicolati messaggi mai verificati e spesso falsi.

Lo speciale su Europeana, in inglese, su propaganda e mass media

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