Documentari Istituto Nazionale Luce (1924-1961)

Sotto la denominazione "Istituto Nazionale Luce" si raccolgono: la vasta e poliedrica serie di pellicole documentarie a corto, medio e lungometraggio, che l'ente ha prodotto, confezionato e distribuito nel corso del ventennio fascista quale organo tecnico-cinematografico del regime e dello Stato "per fini di educazione, istruzione e propaganda"; e la serie di "corti d'autore", documentari didattico-scientifici e lungometraggi di noti registi che l'Istituto, ha prodotto, con finalità altamente culturali, nel nuovo contesto del secondo dopoguerra e per tutti gli anni Cinquanta sino al 1962 anno d'inizio del nuovo corso dell'Istituto quale società per azioni. Dalle pellicole mute, corredate di didascalie, degli anni Venti, si passa a quelle sonore e parlate degli anni Trenta per giungere a quelle girate e montate da grandi registi, in bianco e nero e a colori, degli anni Quaranta e Cinquanta
Intensa e multiforme fu l'attività produttiva dello storico Istituto Nazionale Luce, "per la propaganda e la cultura a mezzo della cinematografia", nel campo del documentario a partire dalla metà degli anni Venti. Accanto a una produzione d'attualità, di propaganda politica generale, volta a riprendere ed esaltare avvenimenti e cerimonie di vita nazionale, manifestazioni, attività, adunate e opere del regime e delle sue organizzazioni, l'Istituto - strutturato al suo interno in "cinemateche" - si distinse, in nome della "Scientia Lumen Vitae", per una produzione specializzata di pellicole educativo-didattiche e culturali-scientifiche che istruissero, educassero e propagandessero in materia di agricoltura, industria, religione, scienze, antichità e belle arti, geografia, turismo, igiene, medicina, etnografia ecc. Questo tipo di produzione, che annovera i suggestivi documentari scientifici di Roberto Omegna - "pioniere del cinema scientifico"-, un'affascinante collana geografica e filmati di grande interesse storico-culturale, conobbe un forte impulso nel "primo round" di vita e attività dell'Istituto (1925-1932), mentre un'attenzione decrescente nel corso degli anni Trenta sotto la presidenza di Paulucci di Calboli quando imprese coloniali, guerre e alleanze del regime vollero concentrati, in un grande sforzo politico-propagandistico, gli obiettivi Luce. Durante gli anni Trenta il documentario Luce registrò miglioramenti tecnico-stilistici e l'apporto "artistico" di registi come Corrado d'Errico (autore de "Il Cammino degli eroi" sull'impresa etiopica del 1935-36) e Giorgio Ferroni (autore di "film turistici" come "Pompei" e "Feste Panatenaiche a Paestum" del 1936). Allo scadere degli anni Trenta la finalità educativo-didattica del Luce riprese vigore con i documentari della "Cineteca Scolastica" (alcuni vennero realizzati da Luigi Liberio Pensuti pioniere del cartone animato italiano). Nella prima metà degli anni Quaranta, accanto a una produzione di cortometraggi legati alla flagrante attualità bellica, fu coltivato - da giovani e promettenti leve dell'istituto - un documentarismo "altro", dai risvolti neo-realistici, dedicato al paesaggio e al patrimonio artistico italiani, firmato da autori come F. Pasinetti, F. Cerchio e G. Paolucci. F. Pasinetti si distinse anche per una serie di documentari di soggetto medico-chirurgico girati nel biennio 1942-43 nelle sale operatorie dell'Istituto Rizzoli di Bologna.
L'Istituto Luce della R.S.I., attivo a Venezia dall'autunno del '43, ebbe compiti rigorosamente limitati alla produzione del cinegiornale e al servizio fotografico. Nel nuovo contesto del dopoguerra, paventata la liquidazione dell'ente, l'Istituto riprese a funzionare prefiggendosi l'ambizioso e originario scopo di diffondere cultura e sapere per mezzo della pellicola cinematografica, in particolare, per mezzo del genere documentario di divulgazione culturale e scientifica. Fu così che nel 1948 l'Istituto si riaffacciò sugli schermi con tre documentari: uno geografico-divulgativo "Tevere" di U. Magnaghi, uno sportivo sulla "Targa Florio" e uno commissinato dalla P.C.M. "Ieri e oggi" di G. Ferroni. A partire dal 1949 e per tutti gli anni Cinquanta l'Istituto, servendosi della regia di cineasti della statura di Ferroni, Sala, Marcellini, Trovatelli, Petrucci e molti altri, si impegnò nel campo del documentario geografico, storico-artistico, scientifico, tecnico-industriale e nel "corto d'autore" ottenendo primi premi e nastri d'argento nelle varie rassegne veneziane dedicate al genere. Fra i meriti del nuovo corso dell'Istituto negli anni Cinquanta ci furono il rilancio del reparto film scientifici, un tempo diretto da R. Omegna, e l'adozione del colore (nel '53 la maggior parte dei corti Luce era girata in Ferraniacolor). Nel genere del documentario a lungometraggio il Luce si distinse nel 1956 con "Vertigine bianca" di Ferroni sulle Olimpiadi invernali in Italia e nel 1960 con "La Grande Olimpiade" di Marcellini sui giochi olimpici di Roma. Con quest'opera l'Istituto Nazionale Luce concluse in bellezza il primo ciclo di un itinerario produttivo durato quasi un quarantennio.

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