Festa del lavoro, impressioni in Italia

Tra manifestazioni di lavoratori e scampagnate fuori porta, il 1° maggio del 1950

La festa dei lavoratori in Italia viene festeggiata il primo maggio dalla fine dell’Ottocento. Eccezione durante il ventennio fascista quando la ricorrenza fu anticipata al 21 aprile, giorno del natale di Roma. Il Regio Decreto del  19 aprile 1923 recitava: “Il 21 aprile, giorno commemorativo della fondazione di Roma, è destinato alla celebrazione del lavoro ed è considerato festivo, eccetto che per gli uffici giudiziari. È soppressa la festa di fatto del 1° maggio e tutte le pattuizioni intervenute tra industriali ed operai per la giornata di vacanza in tal giorno dovranno essere applicate pel 21 aprile e non pel 1° maggio“. Evidentemente al regime la festa doveva sembrare troppo legata al movimento socialista.

Dopo la guerra si torna a festeggiare il 1° maggio. Nel 1947 quella che doveva essere una giornata di lotta e di festa viene funestata a Portella della Ginestra, a Piana degli albanesi, dove i banditi di Salvatore Giuliano irrompono armati durante la manifestazione facendo una strage tra i lavoratori: alla fine si conteranno 14 morti e 27 feriti.

Quella del 1948 La Settimana Incom ce la presenta come una giornata prevalentemente festosa: si parte da Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della CGIL che tiene un comizio a piazza del Popolo a Roma e si passa poi a raccontare il volto di tre grandi città in questo giorno di festa: Firenze, Torino e Venezia, città meta di turisti con gli abitanti che invece si riversano sulle colline e nei parchi cittadini e dove tutte o quasi le attività sono sospese.