Il compleanno di Giuseppe Tornatore

Il regista siciliano, che ha riportato la statuetta d'oro in Italia 15 anni dopo Federico Fellini, parla in un'intervista del 2000 del suo film più complesso ed enigmatico, Una pura formalità

Nel 2000, anno a cui risale l’intervista conservata nel fondo Canale, Giuseppe Tornatore riceve il premio Robert Bresson per un film uscito sei anni prima, Una pura formalità: “Ma è un premio originalissimo perché è un premio a un film realizzato sette anni fa. Quindi, a parte così, il piacere di ricevere un premio in questa circostanza il piacere coincide con con lo scoprire che i film ormai e per fortuna hanno una vita imprevedibile. Innanzitutto hanno una vita molto più lunga di quanto non si pensava qualche anno fa. Il pubblico può avere un rapporto con i film molto più diretto di quanto non accadesse una volta. E questo film, a cui io sono molto affezionato, Una pura formalità, che è stato un grande insuccesso al botteghino, ed è stato molto maltrattato dalla critica internazionale, negli anni invece è stato sempre più oggetto di discussioni, di attenzioni, di ripensamenti“.

Continuando a rispondere alle domande il regista siciliano si sofferma sul film  parla di religione e fede. Si dichiara uno scettico che però un po’ invidia chi crede e si dice affascinato dall’idea che ci possa essere dell’altro dopo la morte. Ammette che tra cinema e spiritualità c’è un forte legame: “Io credo che il cinema abbia a che fare con la spiritualità molto di più di quanto non si dica. Raccontare una storia per immagini ti impone, qualunque sia la tua posizione rispetto alla religione, un rapporto con l’anima dei personaggi, con la spiritualità di ciò che racconti. Ma questo quotidianamente, costantemente la gente che racconta storie nel cinema si confronta con questo. Poi purtroppo si confonde la religione con la spiritualità. Allora si pensa che il cinema non si occupi di questo perché non fa tanti figli sulla religione. Ma non è vero, non è vero“.

In conclusione Tornatore parla del suo modo di fare cinema, del fatto che non sceglie mai i film in base al fatto che possano o meno avere successo: “Mi mette paura decidere di fare un film rincorrendo il successo perché è il modo perfetto per non raggiungerlo mai, il successo. Preferisco fare film che piacciono a me, che servano a me. Ecco io quando decido di fare un film, decido perché in quel momento quella storia mi piace, mi serve. Vorrei citare Sciascia che diceva scrivo libri per altri me stesso più che per il pubblico“.

Giuseppe Tornatore con Totò Cascio e sua madre con l'Oscar vinto per Nuovo cinema Paradiso

Nato il 27 maggio 1956, Giuseppe Tornatore dirige il suo primo filma trent’anni, Il camorrista. Due anni dopo, nel 1988, gira Nuovo cinema Paradiso, che oltre a farlo conoscere al grande pubblico, gli varrà nel 1990 l’Oscar come miglior film in lingua straniera. La sua carriera è ricca di riconoscimenti: due David di Donatelllo, due David scuola, quattro David giovani e dieci Nastri d’argento.

Ha diretto anche diversi documentari tra i quali Ennio, del 2021 su Morricone e Brunello – Il visionario garbato su Cucinelli, presentato in anteprima mondiale a Cinecittà nel dicembre del 2025 nel nuovo Teatro 22 inaugurato per l’occasione.