Leonardo Sciascia, la Sicilia, il cinemaIl fascismo, la Sicilia, la letteratura, il cinema. Lo scrittore parla a tutto campo in questa intervista nata come un confronto tra lui e il suo quasi coetaneo Federico Fellini 08 Gennaio 2026 Timeline Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto l’8 gennaio del 1921. In questa intervista, nata come un confronto tra lui e Federico Fellini, lo scrittore siciliano parla della sua terra, del fascismo e di cinema, teatro e anche di politica.Del regime ricorda soprattutto la noia che gli dava: “In Sicilia, grazie alle parentele e alle protezione dei parenti, il fascismo pesava un po’ meno. C’era l’adunata del sabato, c’era la divisa. Tutte cose che a me annoiavano mortalmente. Ma siccome c’era un mio zio che era presidente dell’Opera Balilla, allora queste cose mi erano risparmiate. Poi, crescendo, naturalmente, mi sono annoiato molto di più. Sotto il fascismo, però, la noia generava una ricerca di letture direi inesauribili … E comunque la vita era proprio come la dipinge Brancati, molto noiosa“.Parlando poi di delusioni, Sciascia ricorda l’enorme impressione che gli fece il patto tra Molotov – Von Ribbentrop: “Quello è stato un momento veramente in cui mi sono sentito sull’orlo della disperazione. Ho sofferto d’insonnia, cosa che non era e non mi è mai più capitata. Ma allora ho sofferto di insonnia per qualche mese, pensando, allora questo fascismo non finisce più“.L’intervistatrice chiede a Sciascia se c’è un film di Fellini che gli sarebbe piaciuto scrivere: “Di film di Fellini i cui temi possano interessare se non me altri scrittori, ce ne sono due: I vitelloni e Prova d’orchestra, mentre gli altri sono così felliniani che può averli pensati e fatti solo lui. Ne I vitelloni c’è qualcosa in Brancati, specialmente in quel libro che si intitola Gli anni perduti. La Prova d’orchestra invece corrisponde anche al sentire popolare nei riguardi delle cose civili dei fatti italiani“.Sulla scrittura e sulle opere d’arte in genere, dai film ai quadri, lo scrittore dice che: “No, io non credo che si scriva o si faccia un film o un quadro pensando a un tipo di fruitore, a un pubblico, a un lettore, a uno spettatore. No, io credo che si scriva per sé stessi, pensando che ci sia della gente che si divertirà o si interesserà come noi ci si diverte a scrivere o a fare un film. Uso la parola divertimento, si capisce, tra virgolette ma comunque io sono del parere che se uno non si diverte a fare un film o a scrivere un libro non si divertiranno nemmeno i lettori. Sarà un libro noioso, un film noioso e anche inutile“.Si parla poi di politica contingente, della scelta di mettere i missili a Comiso, cosa che come siciliano lo indigna, e della pace: “Io trovo che il discorso più grande sulla pace è quello fatto da Montaigne quando dice: c’è la guerra civile intorno, si ammazzano eccetera io me ne sto con la porta aperta, la mia sicurezza è la porta aperta. Ecco io penso che si debba fare un discorso di pace aprendo la porta“.Infine Sciascia parla della trasposizione delle sue opere al cinema e al teatro, di sceneggiature che avrebbe potuto scrivere, del fatto che con l’eccezione dei film di Fellini, il suo mito insieme a René Clair, non vede quasi più niente al cinema, di quello che è stato il suo film preferito, La grande illusione, di Jean Renoir anche se ammette che forse dovrebbe rivederlo, e di Barbara Stanwyck, forse meno famosa di altre attrici del tempo ma che per lui era un mito, soprattutto per i film girati con Frank Capra.Vai alla timelineDall'archivioPresentazione del libro Il consiglio d'Egitto di Leonardo Sciascia, 1963Leonardo Sciascia parla ad una conferenza alla libreria Einaudi, [1963]Elvira Sellerio ritira per Leonardo il premio Bagutta, 1985Set del film Il consiglio d'Egitto di Emidio Greco tratto da un romanzo di Sciascia, 2001
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