Capri in 3D: il piccolo film che portò l’isola a Venezia

Nel 1953 Stefano Canzio dirige un cortometraggio a colori in 3D per raccontare l'isola più mondana del Mediterraneo

C’è una Capri che non ti aspetti nell’Archivio Luce: quella di Domenica a Capri, cortometraggio a colori realizzato nel 1953 da Stefano Canzio per la Incom, e, sorprendentemente, in 3D.
Nell’anno in cui Hollywood cavalcava la febbre del cinema tridimensionale, anche l’Italia disse la sua, e lo fece raccontando una domenica sull’isola più mondana del Mediterraneo: la funicolare che sale, i Faraglioni, lo sci nautico, i caffè della piazzetta, un pescatore alle prese con un’aragosta, fino al battello che riparte. Il ritratto di un’Italia in cui la vacanza sta diventando un fenomeno collettivo e Capri si afferma come meta simbolo del turismo del dopoguerra.
A rendere il film davvero singolare è la tecnica. Il film fu girato con il Podelvision, la risposta italiana al 3D americano, un sistema stereoscopico sviluppato dall’ingegner Paolo Uccello per le produzioni di Carlo Ponti e Dino De Laurentiis negli stabilimenti romani della Vasca Navale, lo stesso impiegato quell’anno per “Il più comico spettacolo del mondo” di Mario Mattoli con Totò. Nel nome del sistema 3D, nemmeno troppo nascoste, le firme dei due produttori, Ponti-DeLaurentiis-vision.

 

Il documentario approdò alla XIV Mostra del Cinema di Venezia. E’ l’edizione passata alla storia per il Leone d’oro non assegnato e i sei Leoni d’argento, tra cui ‘I vitelloni di Fellini’. Un cinegiornale della Settimana Incom ne conserva la testimonianza: il pubblico all’ingresso della sala indossa gli occhiali per la visione tridimensionale.
Nei titoli di testa del cortometraggio compare un nome che gli appassionati di cinema riconoscono al volo: Karl Struss, accreditato come operatore. Era uno dei grandi direttori della fotografia americani, vincitore del primo Oscar per la fotografia della storia, per Aurora di Murnau. La sua presenza dice molto del carattere sperimentale della produzione.