Carlo Carrà, una vita per l’arte

Un documentario del 1993 ripercorre la vita artistica di Carlo Carrà mediante immagini di repertorio, inquadrature di sue opere e l'intervento del figlio Massimo chiamato a commentare la produzione artistica del padre

Carlo Carrà nasce a Quargnento l’11 febbraio del 1881. In questo documentario del 1993 prodotto dall’Istituto Luce e diretto da Gisella Pagano, il figlio Massimo racconta come nacque nel padre la passione per la pittura: “Questa è la camera dove mio padre viveva da bambino. A sette anni si è ammalato, ha dovuto passare a letto oltre un mese e per passare il tempo ha cominciato a disegnare con carta e matita, scoprendo in questo modo quella che sarebbe stata la passione dominante della sua vita. Poi, guarito, ha continuato a disegnare e a dipingere finché nel 1893 si è fatto dare dei colori dagli imbianchini del paese e ha pensato di decorare le pareti, i muri di questa stanza con delle scene di quel Quargnento e con una serie di testine di angeli. Le decorazioni si sono conservate e sono gli incunaboli della sua attività di pittore“.

A 13 anni decide che il suo futuro sarà in campo artistico. Il padre decide di non opporsi ma nel contempo lo manda presso uno zio a lavorare come decoratore. Arrivato più tardi a Milano Carrà si iscrive a una scuola di pittura e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il documentario passa poi ad analizzare alcune opere del pittore e il suo rapporto con Filippo Tommaso Marinetti e il nascente movimento futurista.

La parola torna nuovamente al figlio Massimo che racconta di quando il padre decise di andare a Parigi dove conosce la pittura francese di Braque, Cezanne e Picasso che molta influenza avrà sulle sue opere future, e si innamora della poesia francese.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale Carrà, come tutti i futuristi, si schiera a fianco degli interventisti. Sono pure gli anni in cui il pittore si allontana da Marinetti per avvicinarsi a Soffici e alla metafisica e a De Chirico e Savinio. Carrà inizia a studiare Giotto e si avvicina al suo modo di dipingere.

Dopo una lunga citazione del padre tratta dal suo libro La mia vita, Massimo Carrà così conclude: “Mio padre, durante la sua lunga vita di pittore è sempre stato convinto che anche nell’arte era necessario un impegno e una serietà di lavoro. Questa è stata per me una lezione molto importante e spero che lo sia anche per tutti quelli che si sono interessati e continuano a interessarsi d’arte“.