Il voto alle donne

Il 10 marzo 1946 le donne di alcuni comuni italiani, votarono per la prima volta in elezioni amministrative

Con decreto Legislativo Luogotenenziale del 1° febbraio 1945, n. 23 viene concesso per la prima volta in Italia il diritto di voto alle donne. Il paese è ancora in guerra, la monarchia è al suo posto ma il secondo governo Bonomi decide di compiere questo passo e portare a compimento un lungo processo iniziato già all’indomani dell’unità per l’uguaglianza delle donne nel panorama politico italiano.

Nel 1925 Mussolini, da poco giunto al potere, aveva concesso il diritto di voto per le elezioni amministrative alle donne sopra i 25 anni, decorate o madri di cadute e che sapessero leggere e scrivere. Diritto quindi per pochissime persone e comunque mai esercitato perché con l’istituzione della figura del podestà le elezioni amministrative vennero abolite.

Il decreto si componeva di quattro articoli. Il primo recitava: “Il diritto di voto esteso alle donne che si trovino nelle condizioni previste dagli articoli 1 e 2 del testo unico della legge elettorale politica, approvato con R. decreto 2 settembre 1919, n. 1495“.

Questo diritto fu esercitato per la prima volta il 10 marzo del 1946 nell’ambito delle elezioni amministrative. Solo il 2 giugno successivo le donne votarono contemporaneamente su tutto il territorio nazionali e poterono per la prima volta anche essere elette.

Il Notiziario Nuova Luce del marzo 1946 mostra le donne che si recano al seggio e commenta, con una donna, questo evento epocale: “Oggi, per la prima volta, le donne italiane si recano a votare: dalla vecchietta ottantenne, dalle più umili donne del popolo alle monache tutte sentiamo questo nuovo dovere che ci fa partecipi integralmente della nostra rinata democrazia“.