Lino Banfi, sessant’anni di carriera tra cinema e televisione

Da Oronzo Canà a Nonno Libero, l'attore pugliese parla, in un'intervista del 1998 mai pubblicata sul portale dell'Archivio, della sua carriera, della sua vita e dei progetti per il futuro

Nato ad Andria il 9 luglio 1936, Lino Banfi compie oggi 90 anni. Il suo esordio sul grande schermo risale al 1960 quando è nel cast di Urlatori alla sbarra di Lucio Fulci. Si impone subito come attore comico e, a partire dagli anni Settanta, si fa conoscere come uno degli interpreti più prolifici del filone commedia sexy all’italiana insieme a Edwige Fenech, Gloria Guida, Alvaro Vitali e Renzo Montagnani tra gli altri. Non sono mancati ruoli drammatici e ha lavorato anche per registi quali Luciano Salce, Nanni Loy, Steno e Dino Risi.

Tra i suoi personaggi cinematografici più conosciuti ci sono sicuramente, Oronzo Canà, protagonista de L’allenatore nel pallone e L’allenatore nel pallone 2, entrambi diretti da Sergio Martino e Il commissario Lo Gatto protagonista dell’omonimo film di Dino Risi.

Come racconta nell’intervista qui sopra il 1998 è per lui un anno di svolta. E lo è per due motivi: il primo è che decide di abbandonare la commedia scollacciata per ritagliarsi ruoli più drammatici a partire dal film per la TV Nuda proprietà vendesi di Enrico Oldoini proprio di quell’anno. Il secondo motivo al momento di rilasciare l’intervista non poteva conoscerlo nemmeno lui: sempre in televisione stava per andare in onda la prima delle dieci stagioni di Un medico in famiglia, la fiction che lo ha fatto conoscere al grande pubblico televisivo e che gli ha regalato il ruolo di nonno Libero, il nonno d’Italia, come è stato da allora chiamato in innumerevoli occasioni.

Nell’intervista si lascia andare anche a ricordi personali: l’esperienza in seminario su tutte “Insomma io andai in seminario. Inizialmente, devo dire, mi piaceva pure. Era un po’ ferrea l’educazione di là, perché uno all’età di undici anni anche se eravamo nel subito nel dopoguerra insomma sempre undici anni hai, ti vuoi vivere con gli altri ragazzini a giocare. Lì ti responsabilizzi subito ti devi fare il letto da solo. Però devo dire, visto col senno del poi di cinquant’anni dopo, è stato utilissimo perché sono stati quattro anni formativi al massimo come studi, come studi classici perché il latino e greco che si studia in seminario ti serve poi nella vita“.

Tra gli altri temi ne tocca anche di delicati come le difficoltà economiche incontrate quando la figlia Rosanna era molto piccola, l’amore per la moglie Lucia, il rapporto con la religione e conclude parlando dei suoi propositi per il futuro: “Sicuramente tutti i film che farò d’ora in poi, anche questa stessa serie televisiva del medico di famiglia, il rapporto del nonno con i tre figli, tre generazioni diverse, con i tre nipoti è un rapporto se vogliamo di fede di buoni propositi ecco una parola che mi è rimasta impressa la usata il principe Ranieri a Montecarlo quando c’è stata la proiezione in anteprima, prima che andasse in onda in RAI, di nuda proprietà, ha detto è un film di buoni sentimenti, un film di sentimenti puliti. E questo è quello che vorrei fare. Questa strada vorrei intraprendere negli ultimi anni della mia carriera“.