Mario Canale, un archivio vivente del cinema italiano, si è spento a 77 anni

Il regista e documentarista ferrarese è mancato questa notte a Roma. Con lui scompare una delle voci più originali e tenaci della cultura audiovisiva italiana. Il suo archivio di cinema vive online su archivioluce.com

Il mondo del cinema italiano ha perso una delle sue figure più singolari. Mario Canale, regista, fotografo e intellettuale, è morto stanotte in una clinica romana.
Mario Canale, nato 77 anni fa a Ferrara, era prima di tutto un intellettuale, figlio culturale del Sessantotto, che nella Roma degli anni ’60 – al cui fervore aveva anche dedicato un documentario recente – aveva cominciato il suo percorso tra le pagine irriverenti della satira d’assalto de «Il Male», «Zut» e «Frigidaire». Ma la sua vera passione, la sua forma d’espressione definitiva, era diventata la cinepresa, intraprendendo una carriera decennale nella documentaristica e nella televisione, occupandosi soprattutto di tematiche di cinema. Un percorso condiviso passo dopo passo con Annarosa Morri, partner sul set e nella vita. Attivo in televisione come regista dal 1981 al 1998, nel 1991 ha diretto Mosca, la città parallela, e nel 1994 ha partecipato alla Mostra di Venezia e al Cinema Giovani di Torino con il cortometraggio Steadycam. Nel 2004 ha realizzato Racconti dall’euro, mentre nel 2006 e nel 2007, con Annarosa Morri, i documentari Marcello, una vita dolce, Marco Ferreri, il regista che venne dal futuro, Settanta volte set per i settant’anni di Cinecittà, e Gillo, i cavalieri, l’armi e gli amori su Pontecorvo. Più di recente, Era Roma, un racconto della vita culturale a Roma dal 1963 al 1979, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia nel 2022.

Nel corso di decenni di lavoro Mario Canale aveva raccolto una quantità impressionante di materiali girati tra set cinematografici, backstage, interviste e altri materiali. La sua preziosa eredità è stata acquisita anni fa dall’Archivio Luce e oggi costituisce uno dei fondi più importanti sul cinema italiano, disponibile in buona parte online su archivioluce.com e ancora in fase di catalogazione: un patrimonio di oltre 4.200 filmati, con una parte decisiva della memoria del nostro cinema — circa 500 backstage, quasi 2.000 interviste a registi, attori, direttori della fotografia e costumisti, oltre a reportage dai maggiori festival internazionali. È qui che il lavoro di Canale continua a parlare: non come semplice archivio, ma come officina viva di voci, corpi, set, idee e tempo perduto.

 

Il cordoglio di Cinecittà

A nome di tutta Cinecittà il presidente Antonio Saccone e l’Amministratore delegato Manuela Cacciamani esprimono dolore e commozione profonda nell’apprendere della scomparsa di Mario Canale, regista, sceneggiatore, autore per la tv, instancabile operatore culturale dell’audiovisivo. Canale è profondamente legato a Cinecittà e soprattutto al suo grande Archivio Luce, per il fondo che porta il suo nome, e che rappresenta un unicum nel panorama degli archivi nazionali, e non solo. Un repertorio che conta qualcosa come 500 backstage e oltre duemila interviste video a tutti i più importanti registi, attori, artisti e tecnici del cinema dagli anni ‘80 fino a oggi, e reportage dai principali festival e appuntamenti cinematografici del mondo. Autore di numerosi e fondamentali documentari sui protagonisti del nostro cinema, anche insieme alla compagna di lavoro e vita Annarosa Morri, Canale è stato un Erodoto del cinema italiano, un enciclopedista che con il video ha raccolto tutte le voci dell’arte e dell’industria, e un testimone complice e accolto da tutti dentro i segreti del set, grazie alle sue doti di intelligente osservatore, concreto, ironico e infaticabile.

Oggi chiunque voglia conoscere i nomi, gli autori, l’energia vissuta dal cinema italiano degli ultimi 40 anni, può trovarlo nel fondo Mario Canale dell’Archivio Luce, e immergersi nello sguardo limpido di un compagno di viaggio eccezionale, che con la sua professionalità e le sue doti umane tramanda un mondo che grazie a lui possiamo ammirare da dietro le quinte.

Alla famiglia di Mario e a quanti lo hanno amato l’abbraccio grato di Cinecittà e del grande Archivio Luce.