Gillo Pontecorvo, il cinema e l’impegno

Il 12 ottobre del 2006 ci lasciava il regista che con i suoi film ha saputo raccontare la società e la Storia

C’è un filo che lega i sette film che Gillo Pontecorvo ha diretto nel corso della sua carriera, ed è l’impegno politico. Impegno che mostra anche quando, direttore della Mostra del cinema di Venezia, carica che occupò dal 1992 al 1996, invitò il film jugoslavo Tango argentino di Goran Paskaljević, nonostante la Jugoslavia fosse sotto embargo ONU per via delle guerra civile che si combatteva nel paese balcanico.

In questa intervista, conservata nel fondo Canale, il regista pisano parla in occasione del Festival di Cannes del 1998: al centro dei suoi ragionamenti ci sono la rinascita del cinema italiano, il mercato cinematografico europeo, il mestiere di regista in Italia e il ruolo delle  televisioni in ambito cinematografico.

Pontecorvo è stato anche un documentarista. Oltre al corto girato in occasione dei mondiali di calcio del 1990 e dedicato alla città di Udine, ha firmato importanti lavori: da Porta portese del 1954 a Pane e Zolfo del 1956. Ha preso parte ai documentari collettivi L’addio a Berlinguer, girato durante i funerali del segretario del Partito Comunista e Un altro mondo è possibile, in occasione del Genova Social forum del 2001.

Ha inoltre diretto e sceneggiato anche diversi sketch pubblicitari per la trasmissione Carosello.

Candidato agli Oscar del 1969 per la regia e la sceneggiatura originale per La battaglia di Algeri, film che gli vale il Leone d’oro a Venezia