Il recupero dei corpi di italiani dalle Foibe del Carso

In un documento del 1946 le strazianti immagini del recupero dei corpi di italiani gettati vivi nelle grotte carsiche

Tutti sottoscriveremmo volentieri gli inviti di amicizia italo slovena. Purtroppo a pochi passi da queste scritte una croce stende le sue braccia presso l’apertura di una foiba … Foibe, sinistro nome, perpetuarsi degli orrori ai quali si sperava che la fine del nazismo avesse posto termine“.

Così, in un servizio del maggio 1946 La settimana Incom, racconta il recupero dei corpi di italiani gettati vivi dentro grotte carsiche: “Sono queste le conseguenze di un nazionalismo esasperato e male inteso: per questi resti martoriati, per le famiglie in lutto l’Europa chiede a tutti i popoli una più illuminata comprensione vicendevole, una più equa e sincera volontà di pace“.

Celebrando per il 20° anno il Giorno del ricordo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha così commentato: “La memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, onorata nel Giorno del ricordo, non deve portare divisioni e rancori“.

Istituito con legge numero 92 del 30 marzo 2004 il Giorno del ricordo, che dal 2005 si celebra ogni 10 febbraio, sancisce che: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale“.

Con parole addolorate la Settimana Incom del febbraio 1947 racconta l’esodo da Pola: “L’esodo spontaneo è regolato alla buona dal comitato che ha sede nell’edificio della Cassa di Risparmio. Elenchi dei nomi dei partenti secchi come ordinanze. Negozi vuoti. Spalancate le finestre delle case. Infranti i cristalli delle mostre. La gente è partita. La città sta per morire. Ora entrerà lo straniero. Entrerà lo straniero anche per il solenne viale che conduce alla città dei morti. Ma neppure questi troverà sono stati tratti dalle tombe. Il custode colma i vuoti lasciati dalle bare. I marmi rimossi sembrano le vestigia di un terremoto.
Nazario Sauro, anch’egli è andato. Sono partite le sue ossa. Restano gli emblemi della sua tomba, i proiettili adattati a pilastri, l’elmetto, le parole del suo testamento“.

Poco più di 8 minuti nei quali si racconta di come gli italiani abbandonarono la loro città che dopo la firma del trattato di pace di Parigi venne assegnata alla Jugoslavia. Alla base di questa scelta ci fu, tra le altre cose, il timore di ritrovarsi stranieri in casa propria e la paura di restrizioni imposte dagli slavi e di vendette conseguenza della guerra appena conclusa che aveva portato con se odi difficili da dimenticare e superare.