Dario Fo, il papa e la strega

Il 13 ottobre del 2016 il teatro e la cultura italiana perdevano uno dei suoi maggiori rappresentanti, attore, autore e premio Nobel nel 1997 per la letteratura

Dario Fo, scomparso il 13 ottobre 2016, si definiva un ateo convinto. Nonostante questo il suo interesse per il sacro, la spiritualità e per la figura di Gesù, è stato più volte al centro dei suoi spettacoli e delle sue opere, a cominciare da Mistero buffo che si attirò fortissime critiche da parte delle gerarchie cattoliche fino ad essere censurato dalla RAI. Una religione popolare quindi, lontana dal centro del potere ecclesiastico.

Un’altra figura molto amata da Fo è sicuramente Francesco d’Assisi. La sua opera Lu santo jullare Francesco, del 1998, diventa nelle sue mani un apologo contro il potere.

Nell’intervista qui sopra Dario Fo parla del suo spettacolo del 1989 Il papa e la strega. Racconta che l’idea gli è venuta in mente per una certa simpatia che nutriva nei confronti di papa Wojtyla: “Mi era simpatico perché era imprevedibile, perché spiazzava tutti, perché soprattutto ha preso una posizione straordinaria sulla guerra, sul rapporto coi poveri, sulla libertà“. Racconta poi lo spettacolo e conclude: “Ad ogni modo sappiate questo che questo testo è stato visto, meglio questa ripresa è stata vista proprio dal Papa. Me l’ha detto un suo diciamo collaboratore e mi ha assicurato che il Papa si è divertito si è divertito proprio con completamente libero. Spero che succede anche a voi, proprio da papa“.

Con papa Francesco, l’ultimo pontefice che l’attore milanese ha avuto la possibilità di conoscere, il rapporto è stato ancora più stretto, apprezzando molto le sue attenzioni per gli ultimi della terra sentendosi per questo molto vicino a lui.