Il disastro di Seveso

Sei mesi la grave fuga di diossina dagli stabilimenti Icmesa di Seveso le telecamere del Caleidoscopio Ciac si recano nel comune lombardo per verificare quale sia la situazione

Mancano due minuti alla mezza del 10 luglio del 1976 quando fuga di diossina dagli stabilimenti Icmesa forma una nube tossica che, sospinta da un vento molto forte, raggiunse i limitrofi comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Limbiate e Desio. Non si segnalarono vittime tra la cittadinanza ma morirono più di tremila animali e circa altri 76000 furono abbattuti in seguito. Centinaia di persone restarono intossicate e più di settecento furono gli sfollati. 

Seguì un processo al termine del quale l’Icmesa raggiunse un accordo con la regione Lombardia per versare una somma di 103 miliardi e 634 milioni.

Dopo circa sette mesi le telecamere del Caleidoscopio Ciac tornano a Seveso. Per descrivere le desolanti immagini che si trova davanti il giornalista usa parole molto dure ma assolutamente condivisibili: “Questa è Seveso sette mesi dopo la nube tossica dell’Icmesa. Sette mesi persi nel pressappochismo. Poco è stato fatto e quel poco male. Intanto il pericolo è andato aumentando. Le immagini di questa sequenza non hanno bisogno di commento, basterà ricordare l’aumento dei casi di cloracne e a Seveso e Cesano Maderno, l’allargamento della zona inquinata, i quattro bambini nati con malformazioni, le tracce del veleno nelle acque del fiume Seveso straripato a Milano e nelle foglie di un ortaggio raccolto a Nova Milanese“.