Nicola Piovani, un compositore da Oscar

Nato il 26 maggio del 1946 il compositore romano compie 80 anni. Con La vita è bella ha vinto la statuetta d'oro. Quattro David di Donatello e altrettanti Nastri d'argento fanno di lui uno dei più importanti musicisti degli ultimi anni

Nicola Piovani, nato a Roma il 26 maggio 1946, ha lavorato con alcuni dei maggiori registi italiani da Federico Fellini a Mario Monicelli, da Marco Bellocchio a Nanni Moretti da Giuseppe Tornatore ad Antonio Albanese. Tra le sue collaborazioni più proficue e durature c’è quella con Paolo e Vittorio Taviani per i quali ha composto le colonne sonore di sette film, da La notte di San Lorenzo, del 1982 a Tu ridi del 1998. Inoltre nel 2022 ha scritto le musiche di Leonora addio, il film che Paolo diresse dopo la scomparsa del fratello.

In questa intervista del 2013, ancora non pubblicata sul portale dell’Archivio Luce, parla del primo incontro con i Taviani: “La prima volta che ho scritto musica per Paolo e Vittorio Taviani era per il film La notte di San Lorenzo. Era il 1980 7 1981. Però ci conoscevamo già da prima. Beh, innanzitutto io li conoscevo come spettatore e poi c’eravamo incontrati. Ricordo anche un dialogo con Paolo su una terrazza, in una cena sul metodo da usare quale fosse il metodo migliore per realizzare la musica di un film, per montarla, per progettarla. Ricordo anche una certa divergenza di visioni sull’argomento dei dischi. Loro amavano mettere dei dischi provvisori, che è una tecnica sempre a rischio, perché magari uno va, trova delle sequenze montate con un adagio di Schubert e poi dopo deve competere non solo con la bellezza di quel adagio, ma anche con l’abitudine che l’orecchio fa e l’affezione che viene a forza di vedere delle immagini collegate con una musica“.

Più avanti Piovani dice che sia Vittorio che Paolo hanno una forte competenza in campo musicale e che questa cosa in parte aiuta, ma può anche rappresentare un ostacolo: “Perché chi ha una forte conoscenza del linguaggio musicale tende di più a prefigurarselo e quindi ti blocchi di più i campi di ricerca“.

Il maestro continua parlando del suo lavoro: “Secondo me la prima scintilla che deve venir fuori è che il musicista, oppure più cautamente io, mi devo innamorare di quello che stiamo facendo del film che stiamo facendo devo essere appassionato, devo essere un tifoso di quel film, non della musica che io farò per quel film, ma proprio del film. E la la bravura di un regista di comunicarti questo, questo innamoramento, questa invaghirsi del film. In questo magistrale era Fellini perché con quattro parole gli raccontava un film poi magari lo cambiava aveva raccontato un’altra cosa, però ti metteva così nel desiderio, dai, andiamo a farlo questo film, vediamo che musica può servire. Perché se tu hai quel tipo di trasporto non ti stai troppo a pre-occupare che musica farò? Devo mettere la mia firma. La musica deve risultare bella, deve avere una sua autonomia. Ma ti preoccupi di andare a prendere in tutti i linguaggi materiali, musicali che conosci della tua vita la cosa che di più può far dare un’anima in più a quel a quelle immagini“.