Un ricordo di Tinto Brass

Il regista milanese, scomparso questa mattina all'età di 93 anni, nel 1964 firma la regia del documentario Ça ira, il fiume della rivolta

Tinto Brass, scomparso questa mattina a Roma all’età di 93 anni, era nato a Milano il 26 marzo 1933. Ça ira, il fiume della rivolta è il suo secondo lavoro, un documentario del 1964 che segue Chi lavora è perduto (In capo al mondo) dell’anno precedente.

Il documentario, avvalendosi di immagini di repertorio estremamente crude e realistiche, illustra momenti salienti della vita del Novecento, dalla Rivoluzione d’ottobre a quella messicana, dal primo conflitto mondiale alla guerra di Spagna, fino alla Seconda guerra con il nazismo, il fascismo, i campi di sterminio e le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Tinto Brass inizia a lavorare con Roberto Rossellini come montatore e aiuto regista. I suoi primi lavori hanno un carattere impegnato e ottengono risultati altalenanti. Nella seconda metà degli anni Settanta due lavori segnano il suo avvicinamento al filone erotico: Salon Kitty e Caligola. Il passaggio a questa tipo di cinematografia avviene però nel 1983 quando Brass firma la regia de La chiave, con Stefania Sandrelli. Come dichiarò in un’intervista a Mario Canale parlando del film Miranda: “È stato detto che sarei passato dai furori rivoluzionari dei primi film ai furori erotici degli ultimi. Rispondo che innanzi tutto è importante che siano rimasti i furori e secondo che non considero affatto una diminuzione l’esser passato dai furori rivoluzionari a quelli erotici. Per rivoluzione si intende un grande amore per la libertà e la prima libertà da conquistare è quella nei confronti di se stessi e quindi anche la libertà dai tabù e dalle inibizioni sessuali“.