Roberto Omegna

Polvere d'Archivio, di redazione, 6 novembre 2018

Roberto Omegna è stato il pioniere del cinema scientifico.
Nato a Torino il 28 maggio 1876 fin da ragazzo coltiva due passioni che saranno essenziali per la sua attività lavorativa: la fotografia e l’entomologia.
Nel 1904 comincia il suo lavoro di realizzazione cinematografica dopo aver acquistato a Parigi “un apparecchio Urban con rulli di cinquanta metri” con il quale poter girare i suoi primi film, il tutto finanziato da Arturo Ambrosio, primo grande produttore cinematografico italiano.
Nell’Ambrosio Film Omegna è operatore, realizzatore, sviluppatore e stampatore.
L' amore per l'avventura lo porta a girare in luoghi esoteci (Cina, India, Birmania, America Latina...) rischiando, a volte, anche la pelle per via delle riprese molto ravvicinate, come documenta ‘Caccia al leone’ girato nel 1908 senza teleobiettivi.
Solo in un secondo momento Omegna decide di dedicarsi ad uno studio per la biologia animale e vegetale.
Il film ‘La vita delle farfalle’ segna una tappa importante nella sua carriera di regista: il documentario, di circa 10 minuti, girato con il cugino Guido Gozzano, con la tecnica delle riprese intervallate vince il primo premio all’Esposizione di Torino del 1911 (uno dei giurati che gli assegnano il premio è Louis Lumiere).
La crisi del cinema negli anni venti lo porta a trasferirsi a Roma accettando l'offerta di De Feo di curare la produzione scientifica dell'Istituto Luce (1926).

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ROBERTO OMEGNA UN PIONIERE DEL CINEMA SCIENTIFICO di Virgilio Tosi

Nel 1930 il laboratorio stabile all'interno del Planetario di Roma in piazza Esedra viene dotato di ogni apparecchiatura: cineprese a periodi, cineprese applicabili a microscopi, macchine fotografiche per foto microscopiche, lampade per l'illuminazione dei corpi infinitesimali.
Sono circa 150 i film che gira per l’Istituto Luce: “Servivano per le scuole, per il Planetario, e venivano richiesti anche dall’estero, come ‘L’uovo e la gallina’, che ebbe in Francia una accoglienza favorevolissima, o come quelli che fin dal 1927 giravo all’Acquario di Napoli” dice nella sua ultima intervista nel 1948 al critico Mario Verdone.
Alla fine degli anni '20 uscirà dalle quattro pareti del suo studio per girare un documentario in Danimarca per il Luce 'Ambra e Schiuma'.
Nel 1934 e nel 1938 con ‘Uno sguardo al fondo del marino’ e con ‘Un mondo meraviglioso’ vincerà la Coppa e la Targa per il miglior film scientifico alla Mostra del cinema di Venezia.
Nel 1941 farà vincere al Luce il Trofeo della Biennale con il cortometraggio ‘La vita delle rane’.
Nel 1942 presenterà a Venezia con Eugenio Bava ‘Morfologia del Fiore’ e con ‘Topi in trappola’ sperimenta un genere del tutto diverso da quello scientifico, con caratteristiche delle vecchie comiche di inizio secolo.
Durante la produzione dei documentari scientifici è impegnato anche su altri fronti. Il Luce gli commissiona documentari per l'educazione all'igiene sanitaria, tra i quali il lungometraggio ‘Lotta contro la tubercolosi’ del 1928 e i film sulle operazioni chirurgiche negli anni '30 in cui Omegna riprende il prof. Roberto Alessandri in operazioni al rene.
Con la fine della seconda guerra mondiale e il ritorno di Omegna a Torino, dove morirà tre anni dopo, il laboratorio del film scientifico dell'Istituto Luce viene chiuso.

“Comprai a Parigi varie pellicole (fra cui alcune di Lumière e di Méliès), e un apparecchio. Quei film, che mi sembravano abbastanza interessanti, venivano da me rimaneggiati durante il montaggio”.

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